Rassegne, Vinalia: Giuseppe Leone presenta VinArte

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Il poeta messicano Raul Aceves scriveva: “Il tempo ha cavità, deserti, crepe, elevazioni, abissi…bisognerebbe scrivere una geografia del tempo” ed è quello che, giunta ormai alla sua venticinquesima edizione, Vinalia ha fatto e continua a fare. Anno dopo anno ha costruito una solida realtà enologica, ha ridisegnato la geografia del tempo blandendo e, al contempo, trasformando anche quella spaziale. Ha tramutato la collina in economia, ma di quella morale che ben si àncora al concetto di comunità e inclusione. E così Guardia Sanframondi si è pian piano costituita come centro gravitazionale attorno al quale orbitano riflessioni, conferenze, le visioni dei ricercatori, grandi artisti, sommelier, enoappassionati così come semplici curiosi. Insomma, ha creato un contesto poroso e di interscambio in grado di convogliare energie ed interessi.
Per festeggiare il suo primo quarto di secolo il nome scelto per la XXV edizione è Resilienza Attiva. Perché tracciare una nuova idea di tempo e spazio non è operazione da poco. E così nell’appuntamento ormai consono che vede riunirsi nel centro storico sannita gli amici di Vinalia dal 4 al 10 agosto, si esplora quella capacità che possiedono gli uomini di reagire in maniera positiva agli sgarbi della vita, la possibilità di tener duro, non demordere, ciò che si definisce resilienza, appunto.
Ed è questo il tema che anche Vinarte, kermesse artistica che, sotto la guida del Mestro Giuseppe Leone, da sette anni si lega con successo al progetto culturale di vinalia, scruta e scandaglia. E anche quest’anno l’esposizione sfonda ogni incasellamento artistico aprendosi alle interpretazioni immaginifiche del reale attraverso gli approcci più disparati, affiancando alla proposta pittorica del maestro Salvatore Vitagliano, quelle dei fotografi napoletani Andrea Bove e Francesco Ciotola e dei bolognesi Anna Rosati e Francesco Cardone. E ancora la sezione fotografia, a cura di Azzurra Immediato, propone, per il settore Genius Loci, le opere di Fedrica Assini, Pasquale Di Cosmo, Francesco Garofano, Mariagrazia Pigna, Germana Stella. La scultura trova voce nei marmi di Mariano Goglia, mentre Carmine Maffei presenta Pietre Vive, progetto assai originale e fuori dagli schemi.
Una proposta, quella di Vinarte, che bene si accorda al tema di questa edizione. Del resto l’arte stessa si muove e respira da sempre con addosso la pelle della resilienza. Come sottolinea il Direttore Artistico Giuseppe Leone, l’arte come la natura assomiglia ad un tralcio di vite che è per sua inclinazione testarda e tenace, si aggrappa, non molla. E’ come la natura che esplode anche lì dove sembra impossibile, è come l’arte che anche quando vessata e incompresa riecheggia forte: non c’è corrente o movimento che si pieghi al vento della disfatta. Nel suo continuo sforzo narrativo, nel suo continuo esplorar significati, nel suo continuo vestirsi da profeta e sentinella del sentire comune, l’arte esiste (e resiste). Ma resilienza attiva significa, in termini più familiari, anche semplicemente credere in un progetto, gettare le radici per un qualcosa di duraturo, che trovi nel tempo una sua continuità. Ecco in che termini Vinarte e Vinalia hanno mappato una geografia del tempo, ecco in che senso hanno trasformato il territorio e la comunità che lo abita in tralcio di vite testardo e tenace. Sara’ nella Chiesa Ave Grazia Plena che sarà presentata un’opera con cui Giuseppe Leone omaggia lo scoccare di un anniversario così importante per la comunità guardiese. Non a caso qui l’artista, ampliando l’iconografia legata proprio al tralcio di vite con il suo osso ligneo che si flette e contorce, esplora con forza i significati più profondi di ciò che la resilienza è. Resilienza non a caso è lo stesso titolo dell’opera. Giocando sapientemente con gli elementi, trasforma il ceppo nodoso in altarino sacro, in metafora concreta, visibile e tangibile, di una realtà più ampia di impegno e resistenza. Un omaggio con il sapore dolce del racconto, del dispiegarsi di 25 anni di Vinalia e quindi di Vinarte, che ha parafrasato la kermesse enologica con linguaggi inconsueti e lievi dell’arte .
E’ ancora Giuseppe Leone a dire : “Amo sognare di giorno perché decido io cosa sognare” e non potrebbe esserci adagio migliore. Se la fantasticheria onirica infatti trova il suoi limiti nell’arrivo implacabile dell’alba, il sognare di giorno, inteso come atto di coscienza, apre tutto un altro campo di possibilità. Io decido cosa sognare, io decido cosa progettare, vado avanti, volo alto, resisto. Io sono resiliente.