Record di domanda per Moda, Arredo e Cibo made in Italy ma attenzione ai dazi

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Nei prossimi 6 anni l’import dei prodotti italiani del Bello e Ben Fatto (BFF) supererà i 15 miliardi nei mercati emergenti, con un aumento del +40% per i settori più emblematici del nostro made in Italy: moda, arredamento e alimentare. E’ quanto emerge dallo studio di Confindustria e Prometeia “Esportare la dolce vita” giunto alla nona edizione. Ma cosa sono i prodotti del Bello e Ben Fatto? Rappresentano beni di consumo che sanno veicolare un valore aggiunto distintivo del nostro Paese ottenendo un prezzo di vendita più alto almeno del 20% rispetto ai concorrenti. Incarnano cultura, sapienza produttiva, gusto e creatività tipici del made in Italy pur non facendo parte del top di gamma: sono definiti infatti lusso accessibile.
E’ dai mercati emergenti che ci si attende una crescita esponenziale di domanda per le nostre produzioni di qualità. Parliamo di paesi come Cina, Russia, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Messico: assorbiranno attorno al 40% dei beni BFF e doppieranno la quota di 20% dei mercati storici come Stati Uniti e Francia. Sono loro che avranno la performance migliore, dove la classe dei nuovi ricchi è in forte espansione, la società in continua crescita e cambiamento. E’ qui che gli imprenditori dovranno puntare se vogliono intercettare un mercato che sa riconoscere la qualità della produzione e dove i consumatori guardano all’Italia con interesse e ammirazione. Al 2023, infatti, avremo in questi paesi 174 milioni di nuovi consumatori potenziali per il BFF italiano.
Più nel dettaglio, è la Cina che acquista a prezzi più alti di vendita, e la Russia per volumi maggiori. Cina e Russia insieme agli Emirati costituiscono il gruppo dei top premium. Seguono mercati in decollo, in termini sia di volume che di prezzi, come Arabia Saudita, Messico e Malesia. A livello settoriale, la Moda e l’Arredo vincono in Russia ed Emirati, l’Alimentare in Cina.
L’Italia rimane un modello di riferimento a livello mondiale sul piano della creatività e della qualità, avvertono CSC e Prometeia, “nonostante le reiterate profezie di annientamento di queste stesse produzioni da parte di paesi di nuova industrializzazione”. E’ il caso della Cina. Rimane un mercato con ampie prospettive di espansione proprio per la Moda malgrado sia il principale produttore di beni contraffatti e hub mondiale del loro commercio.
Infine, lo studio mette in guardia sui fattori di incertezza che potrebbero mettere a repentaglio queste performance positive dei prossimi anni: sono il rischio di una spirale protezionistica dei rapporti commerciali tra gli USA e i principali partner, la rinegoziazione degli accordi sul commercio internazionale e ancora l’evoluzione di dazi e sanzioni.