Recovery, dopo il gol sul Def ora il Ministero delle Infrastrutture gioca d’anticipo: è il metodo del “piano processo” di Giovannini

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di Claudio Quintano*

Il ministro Enrico Giovannini ha dichiarato: “Con le riforme approvate oggi in Cdm (ieri, ndr) e quelle definite in sede di conversione del DL Infrastrutture e trasporti, il Mims raggiunge gli obiettivi di quest’anno e anticipa quelli previsti per marzo e dicembre 2022”.

In attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il Consiglio dei ministri ieri ha dato il via libera alle norme che accelerano i tempi di approvazione del Contratto di programma quinquennale tra il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims) e Rete ferroviaria italiana (Rfi) e di “velocizzare” l’iter autorizzativo di tutti i progetti ferroviari. Queste riforme, inserite tra quelle previste dal Pnrr entro la fine del 2021, – a questi proposito si veda l’articolo, a cura dello scrivente, pubblicato su ilsussidiario.net del 28 agosto scorso RECOVERY/ Acconto Ue, misure e pianificazione: l’Italia ha già segnato 3 gol – si aggiungono a quelle inserite dalle Commissioni Trasporti e Ambiente della Camera nella conversione del decreto legge Infrastrutture e che riguardano la sicurezza di strade, ponti, viadotti, il piano invasi e la pianificazione strategica delle Autorità portuali.
Nella conferenza stampa successiva il Ministro Enrico Giovannini spiega: “Con l’approvazione di questi provvedimenti, il Mims completa il quadro delle riforme previste tra gli obiettivi del Pnrr di quest’anno e anticipa anche alcuni target previsti per il 2022”, “Siamo particolarmente soddisfatti – aggiunge il Ministro – perché tali riforme modificano in modo significativo le procedure attuali nell’ottica dell’accelerazione dell’attuazione del Piano, ma anche di progetti finanziati attraverso altre fonti, nazionali ed europee”.
In particolare, la riforma che consente di accelerare l’iter di approvazione del Contratto di programma tra il Mims e Rfi, riduce a otto mesi tempi che in passato hanno richiesto anche tre anni: le fasi del nuovo iter autorizzativo sono state ridotte da 12 a 3, eliminando la ripetizione di passaggi di concertazione, ma confermando il coinvolgimento di tutte le istituzioni, compreso il Parlamento, che oggi contribuiscono al processo. L’altra riforma approvata oggi riguarda l’accelerazione degli iter di approvazione di tutti i progetti ferroviari e consente di ridurre i tempi da 11 a 6 mesi.
Per conseguire tale obiettivo le procedure già utilizzate per le opere prioritarie del PNRR vengono estese a tutte le opere ferroviarie, comprese quelle finanziate con i fondi ordinari e i fondi strutturali europei. “In questo modo si garantisce priorità a quella che viene definita ‘la cura del ferro’, prevista per i prossimi dieci anni – chiarisce il Ministro Giovannini – e che consentirà non solo di abbattere le emissioni inquinanti, ma anche di ridurre le disuguaglianze territoriali attraverso il potenziamento delle interconnessioni ferroviarie, specialmente nel Mezzogiorno, e migliorando i collegamenti con le aree interne”.
Gli emendamenti definiti nell’iter di conversione del decreto legge 121/2021 (Infrastrutture e trasporti) realizzano tre riforme previste dal PNRR. La prima, la cui scadenza era prevista per la fine del 2021, è volta a migliorare la sicurezza sulle strade chiarendo il riparto di competenze e responsabilità tra enti locali e ANAS su ponti, viadotti, sottopassi e sovrappassi che intersecano la viabilità principale. Un decreto del Mims individuerà le opere sulle quali la manutenzione è di competenza di ANAS e dei concessionari. La seconda riforma riguarda il piano invasi per l’approvvigionamento idrico ed è volta sia a semplificare il quadro normativo sia a supportare gli enti attuatori nelle diverse fasi di pianificazione degli investimenti e della realizzazione delle opere. Si tratta di una riforma la cui scadenza nel PNRR era prevista per marzo 2022. La terza riforma riguarda la semplificazione della programmazione strategica da parte delle Autorità di Sistema Portuale. È previsto lo snellimento dei procedimenti amministrativi per l’approvazione del documento di programmazione strategica di sistema senza tuttavia ledere la possibilità di interventi e partecipazione di regioni ed enti locali, che potranno esprimersi in sede di Conferenza dei servizi. In questo caso, la riforma è stata anticipata di un anno rispetto alla scadenza di fine 2022 indicata nel PNRR.
Finita la relazione del Ministro Enrico Giovannini è d’uopo qui ricordare che tra i recenti documenti importanti, si segnala, a cura che a cura del Ministro, il documento di impatto del PNRR relativo alle sue molteplici angolazioni possibili. E’ un esempio di sicura impostazione per una “visione integrata relativa a infrastrutture e mobilità sul benessere delle persone, sulle variabili economiche, sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali sull’ambiente, delle diverse aree di investimento”.
Giovannini lo definisce “un nuovo metodo di programmazione che tiene conto in maniera coerente dei piani nazionali settoriali e degli obiettivi del Green Deal europeo”. In altre parole, l’Allegato al Documento di Economia e Finanza del 4 agosto 2021 (https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/giovannini-illustra-allegato-infrastrutture-def) avrà influenza sulle impostazioni del piano nell’uso dei fondi di altri dicasteri. Nel comunicato di allora Giovannini afferma che “è necessario pianificare infrastrutture e mobilità in modo innovativo, individuando le priorità secondo una strategia sistemica e integrata”.
La Presentazione dell’Allegato Infrastrutture al Documento di Economia e Finanza 2021 ha un secondo titolo che rende bene l’idea di come esso si colloca nel PNRR: “Dieci anni per trasformare l’Italia. Strategie per infrastrutture, mobilità e logistica sostenibili e resilienti per il benessere delle persone e la competitività delle imprese, nel rispetto dell’ambiente”.
Si dà conto delle analisi di contesto necessarie per definire le opere prioritarie per lo sviluppo del Paese, descrivendo la strategia di lungo periodo del Piano generale dei trasporti e della logistica (Pgtl) e del Documento pluriennale di pianificazione (Dpp). Non si tratta. Quindi. di “un piano di spesa, ma un modo nuovo di programmare l’Italia che si vuole costruire nei prossimi dieci anni”, aggiunge Giovannini.
Questo piano ha quattro direttrici che riguardano i fabbisogni, le priorità, la coerenza con le programmazioni nazionali e settoriali e la valutazione e, quanto non ci si poteva non aspettare, la conclusione con l’impatto degli investimenti sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu.
Il ministro Giovannini introduce quale “Piano Processo” un metodo per pianificare gli interventi. Esso prevede nuovi parametri per la selezione delle opere, aggiornamenti, approfondimenti e decisioni in fasi successive con la possibilità di revisione delle scelte in caso di mutamento dei contesti e delle valutazioni ex ante ed ex post degli interventi per compiere scelte più razionali e funzionali “al raggiungimento degli obiettivi di medio termine”.

  • già Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope