Regno Unito, Brexit: a Londra dalla Camera di commercio italiana desk per le aziende

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“La Camera di Commercio italiana nel Regno Unito ha aperto un Brexit desk “per consentire alle imprese italiane di avere un punto di riferimento nel Regno Unito, con base a Londra, a fronte del nuovo scenario determinato dall’uscita di quel Paese dall’Unione europea”. Lo ha annunciato Alessandro Belluzzo, presidente della Camera di Commercio italiana in Gran Bretagna, al convegno ‘Brexit done. Il futuro delle relazioni commerciali Italia-Gb’ in Assolombarda, sottolineando che per le aziende italiane “ci sono tante opportunità dietro a qualcosa di nuovo, ma va messo in chiaro che è una nuova relazione cui dobbiamo essere pronti”. “Ci sono messaggi positivi, ma c’è molto da fare. Siamo in una fase nuova. Se la negoziazione entro il 31 dicembre non avrà avuto una conclusione positiva, sarà ‘no deal’. Dobbiamo essere preparati. Per questo bisogna concentrarsi su delle procedure relative alle persone, alle aziende ed alle merci”, ha spiegato Belluzzo. Preoccupazioni sono state manifestate anche da Ernesto Sicilia, Ad di Trenitalia Uk, che si è aggiudicata recentemente la gestione di linee ferroviarie nel Regno Unito. “In caso di no deal – spiega – avremo da affrontare un tema di ‘supply chain’, che non era previsto”. Più rassicurante il messaggio di Maurizio Bragagni, Ceo di Tratos, la multinazionale che produce cavi ad alta tecnologia in Italia e dal 1981 anche nel Regno Unito. “Non avremo problemi di supply chain: abbiamo diversificato per tempo i canali di fornitura e siamo pronti. Abbiamo soltanto da comprendere quali saranno le tariffe e quale sarà la burocrazia doganale cui saremo sottoposti. In ogni caso, fino a quando Ue e Gb restano collegati con gli standard internazionali, la possibilità di produrre un prodotto e di scambiarlo sarà sempre possibile”, sostiene l’imprenditore, auspicando che “il Regno Unito nel negoziato con gli Stati e soprattutto con gli Usa consenta la garanzia degli standard, visto che gli Usa li usano come una barriera commerciale vera e propria”.