Relazioni di coppia, Maria Felicia Amato: Perché il legame funzioni occorre tener viva la confluenza tra patto segreto e dichiarato

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in foto la dottoressa Maria Felicia Amato, psicologa e psicoterapeuta

di Rosina Musella

Nei prossimi mesi, diversi saranno gli incontri virtuali con la dottoressa Maria Felicia Amato, docente, psicologa e psicoterapeuta presso il Centro Ananda di Napoli, durante i quali verranno affrontate diverse problematiche. La dottoressa Amato, dopo la prima laurea conseguita nel 1986 presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si laurea in Psicologia Clinica e di Comunità presso la “Federico II”, specializzandosi in Psicoterapia Sistemico-relazionale presso l’ITeR di Napoli. Nel 1987 l’incontro della vita con Paolo Menghi, che la guida nello studio della Normodinamica in cui consegue il diploma di Insegnante di I livello. Nel mentre approfondisce lo studio di altri settori, diventando Insegnante di I Livello di MBCT per la Depressione e operatore del Progetto Gaia-Kirone. Da anni è attiva frequentatrice dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia per coltivare lo studio delle pratiche contemplative.
Questo mese, essendo globalmente noto per la celebrazione di San Valentino, le abbiamo chiesto di parlarci di relazioni di coppia, dei motivi di crisi in un rapporto e di come vivere una soddisfacente vita con il proprio partner.

Perché si è specializzata in terapia sistemico-relazionale?
La relazione è ciò che lega le persone tra loro, dando valore alle relazioni di coppia, a quelle con la famiglia di origine e alle condizioni del contesto socioculturale con il quale le persone interagiscono. Devo questa scelta ad un incontro decisivo per la mia vita: quello con Paolo Menghi. Lui, da pioniere assoluto quale fu, aveva fondato insieme ad altri colleghi l’ITF (Istituto di Terapia Familiare) di Roma e la SITF (Società Italiana di Terapia Familiare) e aveva sviluppato il metodo Normodinamico che integrava tecniche della psicologia orientale e approccio sistemico-relazionale. Iniziai così un percorso esperienziale-formativo che ancora oggi orienta e alimenta la passione per quello che reputo essere il lavoro più bello del mondo.

Come viene inteso in psicoterapia il legame di coppia?
La relazione coniugale si fonda sul “patto fiduciario”, che si esplicita attraverso la norma di reciprocità, ovvero l’incontro con l’altro e le sue caratteristiche, e attraverso la fiducia, ingrediente di base della relazione che permette di costruire e mantenere nel tempo un rapporto esclusivo. Questo patto coniugale è costituito, oltre che da una dichiarazione di impegno esplicita, anche da una dimensione inconsapevole che noi psicologi definiamo “contratto segreto” del matrimonio, costituito da bisogni e aspettative che ognuno cerca di soddisfare, ma che non sono espressi in forma chiara, bensì su base inconscia. Perché la coppia funzioni si dovrebbe mantenere viva la confluenza tra patto segreto e patto dichiarato.

Come sono cambiate le coppie da quando ha iniziato a lavorare in questo campo ad oggi?
Nelle coppie del passato la tendenza alla norma poteva portare a cadere nel formalismo e nella dominanza di un genere sull’altro; oggi si dà più importanza all’intimità e all’auto-realizzazione personale, ma si è indebolito il valore della responsabilità reciproca e l’aspetto istituzionale del vincolo. I dati forniti dall’Istat ci mostrano che l’inclinazione a sposarsi si è ridotta, mentre è aumentato il numero delle seconde nozze, l’età media a cui ci si sposa e il numero di unioni di fatto. Le persone trovano sempre nuovi modi di stare insieme, dentro e fuori un rapporto matrimoniale. La coppia, del resto, è tale quando condivide una quotidianità e un “luogo”, indipendentemente dalla formula scelta per la propria unione.

Quali sono i motivi che portano le coppie a chiedere una consulenza?
Io ritengo che i momenti di crisi nascano essenzialmente dalla difficoltà di trovare un equilibrio tra l’individualità e lo stare in coppia: dare poco valore alla libertà individuale ci fa sentire limitati; al contrario, se ognuno persegue obiettivi personali si corre il rischio di allontanarsi troppo. La coppia è continuamente alla ricerca di un equilibrio tra questi due poli e rimanere se stessi conservando la propria individualità, pur stando in coppia, è la prova più appassionante e più difficile.

Esiste un segreto per una relazione lunga e felice?
Credo che il compito più importante sia costruire l’identità di coppia, in base a due condizioni: la capacità di reciprocità, prendendosi cura dell’altro; l’abbandono di una prospettiva autoreferenziale. In sintesi, passare dall’innamoramento all’amore.
Come disse Paolo Menghi: “L’innamoramento è la possibilità di amare ciò che non è permesso amare in se stessi, perché incompatibile con l’immagine di sé che si è strutturata”. In questa fase il partner viene idealizzato e, per piacergli, siamo anche disposti a cambiare. Al termine di questa fase inizia la costruzione di una relazione stabile ed è qui che arrivano i primi momenti di crisi, comportando la separazione da alcune parti di noi che vengono valorizzate o criticate dal partner e che ci impongono di ricostruire l’immagine che abbiamo di noi stessi. Il segreto è scollarci dall’idea che l’altro debba aderire a ciò che noi vogliamo che sia. Citando le parole del Buddha: “Identificarsi con qualunque concetto di Sé, per quanto allettante, non è di fatto necessario. È possibile liberare la mente dalla sua tendenza a credere nella realtà ultima di qualunque versione del Sé”: ecco il segreto per essere felici, da soli o in coppia.