Resto al sud, finora buoni risultati ma le modifiche tardano ad arrivare

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di Giuseppe Arleo*

Le modifiche agli incentivi di Resto al sud previste nella Legge di Bilancio del 2019 tardano ad essere operative a distanza di quasi 8 mesi per la mancanza di disposizioni attuative. L’incentivo gestito da Invitalia, Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, riguarda i giovani al di sotto dei 36 anni che vogliano avviare in maniera autonoma attività d’impresa nelle regioni del sud, nella fattispecie Campania, Molise, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Sono agevolabili le attività di produzione di beni nei settori dell’artigianato, industria, trasformazione prodotti agricoli, turisimo, fornitura servizi. Alla luce delle modifiche previste, invece, vi è l’ampliamento della platea dei beneficiari a coloro che esercitano attività professionali, rimanendo ancora escluse le attività agricole ed il commercio e, inoltre, viene innalzato il limite di età dei richiedenti a coloro che hanno compiuto 45 anni di età.
La dotazione complessiva prevista è di ben 1.250 milioni di euro con previsione in Gazzetta Ufficiale di una ripartizione annuale fino al 2025 salvo modifiche. La richiesta può essere fatta singolarmente da parte di ciascuna persona avente i requisiti di accesso con la possibilità di avere un contributo massimo di 50.000,00 euro fino ad un massimale di 200.000,00 euro se la domanda prevede più persone poi associabili, sotto forma di società di capitali, persone e cooperative, entro 60 giorni dall’ottenimento della delibera di ammissione alle agevolazioni.
Possono essere oggetto di finanziamento le spese in opere edili e impiantistica collegata all’edilizia, attrezzature, macchinari, arredi, ict, programmi e software oltre che spese in capitale circolante quale canoni di locazione, utenze, acquisti materie prime e servizi inerenti l’attività esercitata. Sono escluse dalla agevolazioni le spese sostenute per l’acquisto di beni strumentali usati e le spese sostenute verso i professionisti. L’incentivo copre il 100% degli investimenti, nella misura del 35% a fondo perduto ed il restante 65% a tasso zero garantito nella misura dell’80% da parte del fondo di garanzia. Il mutuo, erogato da uno degli Isitituti di credito rientrati nella convenzione con l’Abi, ha durata di 8 anni di cui i primi due di preammortamento. Dalla data di concessione del finanziamento, e per tutta la sua durata, i beneficiari non possono avere rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
La domanda di agevolazione viene presentata esclusivamente in maniera telematica tramite il portale dedicato e l’iter di valutazione si completa con un colloquio conoscitivo con i proponenti, il tutto mediamente entro 2 mesi dalla data di presentazione del progetto. La modalità è a sportello, quindi senza graduatoria ma secondo l’ordine progressivo di arrivo delle domande Gli investimenti, invece, vanno ultimati entro 24 mesi dall’ottenimento della data di delibera di ammissione alle agevolazioni da cui, entro 6 mesi, occorre conseguire delibera del finanziamento bancario pena la decadenza dagli incentivi.
Sicuramente l’incentivo ad oggi ha avuto risultati soddisfacenti, forse non ottimali come previsto alla data di apertura del bando il 15 gennaio 2017. Alla data del 18 luglio 2019 risultano presentate 8.383 domande di cui 3.423 approvate mentre hanno fatto la registrazione sul portale 11.562 utenti. Una volta operative le modifiche certamente saranno incrementate di molto le richieste che, unitamente alla corposa disponibilità di fondi dell’incentivo, possono avere ottime possibilità di successo.

* Dottore Commercialista