Reti di musei e musei in rete, una ribalta anche le piccole strutture

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4.158 musei e gallerie, tutti in Italia. Numeroni, se si considera che esistono anche una quantità di strutture più piccole, chiese, e beni culturali attualmente non fruibili, che potrebbero addirittura raddoppiare il totale. Non dimentichiamo però i 282 tra aree e siti museali, i 536 monumenti o complessi monumentali. Per dirla col grande Totò: “è la somma che fa il totale” ed in questo caso la somma produce un totale di 4.976 strutture. Per dindirindina. Aggiungiamo anche i 54 siti riconosciuti dall’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura? Aggiungiamo, aggiungiamo pure e non stupiamoci del peso che l’Italia occupa nel settore dei Beni Culturali nel mondo. Tutti nella classifica di quelli più visitati, si potrebbe pensare. E se così si pensasse si commetterebbe un errore perché tra i musei più visitati al mondo ci sono solo i Musei Vaticani, che trovandosi nel cuore della cristianità mondiale usufruiscono anche dei grandi flussi di fedeli che ogni anno si recano in pellegrinaggio a Città del Vaticano e di una discreta attività online che li distingue dalla metà dei musei italiani che spesso si limita ad una presenza più o meno accennata nel web e sui social. Attività on line: questa è la formula. Siamo nell’era della comunicazione e non è pensabile che esistano ancora strutture museali che addirittura non abbiano alcuna forma di servizio digitale mentre gli altri, quelli evoluti, nonc’èmalegrazie. Quando il Ministro Bonisoli ha dato vita al sistema museale italiano intendeva attraverso le reti museali permettere la condivisione della comunicazione esterna, la raccolta di fondi pubblici, pianificazione e sviluppo dei servizi didattici. Aveva prospettato un salto di qualità per i nostri musei che, sebbene non risolutivo, potesse adeguare nei modi le nostre strutture a quelle di tutto il mondo. Se però al Centro-Nord il 64,4% delle istituzioni museali è inserito in reti museali, nel Mezzogiorno i dati precipitano verso un misero 27%. Eppure far parte di queste reti permetterebbe a tante piccole strutture una ribalta che purtroppo rimane solo una chimera. Se la gradevolezza di un percorso museale può infatti essere trasmessa, in parte, dalla trasmissione di pareri, dalle testimonianze dei visitatori, perché ciò possa avverarsi il presupposto è che il potenziale visitatore sia messo al corrente dell’offerta esistente e di tutto quanto potrebbe rendere imprescindibile una visita al sito, al museo alla mostra. Avere un sito su internet è un ottima idea, ma come può fare un turista a sapere dell’esistenza di questo museo in modo da cercarne il sito sul web e quindi decidere o meno di visitarlo? L’unico modo è che questa piccola, validissima, ma sconosciuta struttura sia legata a qualche altra più in vista in modo da sfruttare la luce riflessa della più famosa. Magari non sarebbe la soluzione a problema della piccola struttura ma aiuterebbe. La “Rete musei naturalistici e scientifici e presìdi delle scienze naturali piemontesi” raccoglie Musei naturalistici e scientifici, Parchi, Giardini Botanici ed Enti di tutela ambientale presenti sul territorio regionale. Per ciascun museo e presidio è stata realizzata una scheda descrittiva dettagliata. Ci sono vetrine virtuali tematiche, nelle quali si possono esplorare le collezioni dei musei e dei presìdi appartenenti a questa Rete. L’elenco dei musei e dei presìdi presenti è costantemente incrementato ed è suddiviso per provincia di appartenenza. Non è difficile da realizzarsi e al meridione non mancano certo parchi e siti naturalistici. Tutto questo vale anche per i musei, potrebbe essere strutturato per le mostre creando tra le città un percorso legato magari ala presenza su più territori di uno stesso autore. Ad esempio per celebrare Leonardo in tutt’Italia sono state allestite mostre e manifestazioni. Se fosse stato possibile con un unico biglietto e un tour intensivo, assaporare le opere di Leonardo, contestualizzate a luoghi e situazioni, si sarebbero creati flussi turistici che avrebbero portato benefici a tutte le città coinvolte. In Inghilterra è una pratica molto seguita specialmente dalle piccole strutture che così si garantiscono visibilità (beneficio nel tempo) ed introiti (benefici immediati). Ciò che manca è l’educazione alla collaborazione che, per gli italiani ed in maniera molto più spiccata per i meridionali, risulta sempre difficilissima da attuare. La parola ai sociologi per le spiegazioni circostanziate.