Reumatologia, così le Car-T stanno rivoluzionando e terapie. Congresso a Napoli

in foto Enrico Tirri

lDai tumori del sangue alle malattie reumatologiche autoimmuni più gravi e refrattarie alle terapie. È la nuova frontiera della terapia con cellule CAR-T, una strategia che punta a intervenire direttamente sul sistema immunitario per eliminare le cellule responsabili dell’aggressione contro l’organismo e favorire una remissione completa della malattia.

A spiegare le potenzialità e i limiti di questo approccio è Enrico Tirri, direttore dell’Unità operativa di Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli, delegato regionale per la Campania della Società italiana di reumatologia (Sir) e consigliere nazionale della Fondazione italiana ricerca in reumatologia (Fira), in vista del Congresso della Sir Campania 2026, in programma l’11 e il 12 settembre a Napoli, di cui è responsabile scientifico.

“Una terapia già usata con successo contro alcuni tumori del sangue sta aprendo una strada innovativa per curare le malattie reumatologiche autoimmuni più gravi, che non rispondono alle terapie attuali”, spiega Tirri. “Si chiama terapia CAR-T, o Chimeric Antigen Receptor T cells. Il suo bersaglio sono le cellule del sistema immunitario, in particolare i linfociti B, che attaccano il corpo del paziente per errore. Eliminandole, si dà la possibilità al sistema immunitario di ‘resettarsi’: invece di arginare o bloccare soltanto gli effetti della malattia autoimmune, si permette la ricostituzione di un equilibrio immunologico sano”.

Dall’artrite reumatoide al lupus: quando il sistema immunitario attacca l’organismo

Nelle malattie autoimmuni il sistema di difesa dell’organismo, invece di proteggerlo, attacca per errore organi e tessuti propri. Tra queste patologie rientrano l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi sistemica e alcune forme di vasculite.

In Italia le patologie reumatologiche colpiscono circa cinque milioni di persone e, nei casi più gravi, possono provocare danni importanti alle articolazioni, al cuore, ai reni, ai polmoni e alla cute.

Le terapie oggi disponibili, dai farmaci tradizionali come methotrexate, idrossiclorochina, salazopirina e leflunomide ai farmaci biotecnologici e alle small molecules, come gli inibitori delle JAK, si sono dimostrate efficaci e sicure nella maggior parte dei pazienti. Rimane però una quota di malati che non risponde adeguatamente ai trattamenti.

Nell’artrite reumatoide grave, in particolare, circa un paziente su tre è refrattario alle cure disponibili. È soprattutto per questi pazienti che la ricerca sta guardando alle CAR-T come possibile alternativa.

La terapia prevede il prelievo dal sangue del paziente delle cellule del sistema immunitario, che vengono successivamente “istruite” in laboratorio affinché riconoscano e colpiscano un bersaglio preciso. Una volta modificate, le cellule vengono reinfuse nell’organismo, dove possono individuare e distruggere le cellule del sistema immunitario responsabili dell’attacco ai tessuti.

“La terapia CAR-T consiste nel prelevare dal sangue del paziente le cellule del sistema immunitario e ‘istruirle’ in laboratorio a riconoscere e colpire un bersaglio preciso”, spiega Tirri. “Le cellule vengono poi reinfuse nel paziente per andare a colpire e distruggere le cellule del sistema immunitario che attaccano il corpo erroneamente. Una volta distrutte queste ultime, il sistema immunitario è completamente ‘libero’ dalle cellule responsabili dell’aggressione, favorendo la remissione della patologia”.

La prima paziente adulta trattata in Italia

Un passaggio importante è avvenuto il 24 dicembre 2025, quando una paziente adulta affetta da una grave forma di sclerosi sistemica, rara malattia reumatologica, è stata trattata per la prima volta in Italia con una terapia CAR-T.

Il trattamento è avvenuto nell’ambito dello studio Catarsis (Anti-CD19 CAR T-Cell TherApy in Refractory Systemic Autoimmune DISeases), condotto dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, con il sostegno del Ministero della Salute. Lo studio prevede il trattamento di otto pazienti adulti con gravi malattie autoimmuni, che saranno seguiti per due anni. Responsabile dello studio è Maria Antonietta D’Agostino.

Gli stessi centri avevano già trattato cinque pazienti pediatrici affetti da lupus eritematoso sistemico grave e dermatomiosite. Secondo i dati dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, tutti e cinque risultano oggi in remissione e non necessitano più di farmaci immunosoppressori.

A livello internazionale sono circa 50 i pazienti reumatologici trattati finora con CAR-T, soprattutto in Germania, dove il gruppo guidato da Georg Schett, dell’Università di Erlangen-Norimberga, è stato tra i primi a utilizzare questa strategia. I risultati delle sperimentazioni sono stati pubblicati su importanti riviste scientifiche internazionali, tra cui Lancet, Nature Medicine e New England Journal of Medicine.

Schett coordina inoltre lo studio Castle, considerato il “gemello” dello studio italiano Catarsis.

Dalla distruzione delle cellule alla loro “rieducazione”

La ricerca sta però esplorando anche una strada diversa. Un approccio più recente punta infatti non a eliminare le cellule immunitarie responsabili della risposta patologica, ma a “rieducarle” attraverso l’impiego delle cellule regolatorie CAR-Treg.

Il loro compito è modulare le reazioni immunitarie fuori controllo, spegnendo i segnali infiammatori, favorendo la risoluzione dell’infiammazione e ristabilendo una condizione di tolleranza immunologica. La ricerca sulle cellule regolatorie ha inoltre ricevuto il riconoscimento del Nobel per la Medicina nel 2025.

I primi dati sono ancora limitati, ma indicano una possibile direzione. Nel recente trial Compare, condotto su sei pazienti con artrite reumatoide grave, il 67 per cento ha ridotto di almeno la metà il numero delle articolazioni infiammate, mentre l’83 per cento ha mostrato miglioramenti clinici già dopo poche settimane. Dopo 12 mesi di follow-up, tre pazienti hanno raggiunto la remissione completa della malattia senza assumere farmaci.

Sono risultati che, sottolinea Tirri, devono essere interpretati con prudenza.

“I risultati dovranno essere confermati su un numero più ampio di pazienti e in un periodo di osservazione più lungo. Noi specialisti invitiamo alla prudenza anche perché il tempo di osservazione è breve, i costi sono elevati e la terapia richiede ospedali altamente specializzati”, afferma.

Per i pazienti con le forme più gravi, tuttavia, la prospettiva potrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice nuova opzione terapeutica. “Per i pazienti più gravi, che oggi non hanno alternative terapeutiche efficaci, rappresenta una speranza concreta, aprendo nuove frontiere nella cura delle malattie reumatologiche autoimmuni gravi”, conclude Tirri.

Il congresso di Napoli

La rivoluzione delle terapie con cellule CAR-T sarà uno dei temi centrali del Congresso della Sir Campania 2026, in programma l’11 e il 12 settembre a Napoli.

L’appuntamento affronterà anche il tema dell’approccio multidisciplinare alle patologie reumatologiche, molte delle quali hanno carattere sistemico, e quello dell’interazione tra ospedale e territorio. Al centro del confronto ci sarà anche la diffusione delle Case di comunità sul territorio regionale, strutture alle quali i pazienti possono rivolgersi per la gestione delle malattie non in fase acuta.

Tra gli ospiti del congresso figurano Andrea Doria, presidente della Società italiana di reumatologia, e Paola Rogliani, presidente della Società italiana di pneumologia (Sip), che si confronteranno sull’interessamento polmonare nelle malattie reumatologiche.

Ho mantenuto anche la parte sul congresso, che nel comunicato rischiava di sembrare secondaria ma in realtà dà al pezzo il suo aggancio giornalistico e spiega perché il tema delle CAR-T viene rilanciato proprio ora.