Riapertura dei termini per la presentazione delle offerte: illegittima dopo che i termini sono scaduti

48

Principio affermato dal Tar Lazio, con la sentenza n. 8806 dello scorso 20 luglio. L’evidenza riguarda l’Università degli Studi “La Sapienza” per una gara inerente la concessione del servizio di distribuzione automatica di bevande e di prodotti alimentari.
Il bando, con il relativo disciplinare di gara, proposto dalla stazione appaltante prevedeva l’ obbligo per i concorrenti di effettuare il pagamento del contributo in favore di Anac, sottolineando che il mancato pagamento del contributo entro il termine previsto avrebbe comportato l’ esclusione dalla gara.
A termine per la presentazione delle offerte decorso – in prima seduta pubblica di gara – l’ Università comunicava ai concorrenti che non avrebbe aperto i plichi pervenuti per un disguido tecnico e contestualmente riteneva opportuno prorogare il termine di presentazione delle domande.
Quindi veniva pubblicato avviso con riapertura dei termini e nuova scadenza per la presentazione delle offerte. Successivamente, nel corso della successiva seduta pubblica, una delle imprese che aveva partecipato nel rispetto del termine iniziale era venuta a conoscenza del fatto che, durante il periodo di proroga, sono state presentate nuove offerte .
La medesima impresa, a seguito di tale evidenza, ha fatto richiesta di annullamento in autotutela del provvedimento di riapertura dei termini, che è stata successivamente respinta dall’amministrazione aggiudicatrice.
A fronte di tale evidenza, l’ impresa ha proposto al Tribunale Amministrativo Competente che ha evidenziato quanto riportato all’articolo 79, comma 3, del Dlgs n. 50 del 2016 “le stazioni appaltanti prorogano i termini per la ricezione delle offerte in modo che gli operatori economici interessati possano prendere conoscenza di tutte le informazioni necessarie alla preparazione delle offerte nei casi seguenti: a) se, per qualunque motivo, le informazioni supplementari significative ai fini della preparazione di offerte adeguate, seppur richieste in tempo utile dall’ operatore economico, non sono fornite al più tardi sei giorni prima del termine stabilito per la ricezione delle offerte. In caso di procedura accelerata ai sensi degli articoli 60, comma 3, e 61, comma 6, il termine è di quattro giorni; b) se sono effettuate modifiche significative ai documenti di gara”.
La motivazione addotta dalla stazione appaltante in parola (disguido della piattaforma ANAC che avrebbe impedito il pagamento del contributo agli operatori economici interessati) non rientrando nelle fattispecie evidenziate, ha motivato l’accoglienza del ricorso con conseguente dichiarazione di illegittimità della riapertura dei termini disposta dall’ Università dopo la scadenza del termine inizialmente fissato.
Peraltro l’ANAC, debitamente interpellata, ha chiarito che il disservizio aveva interessato un lasso di tempo irrilevante (poco più di un’ora) e pertanto non trovava giustificazione una proroga di ben 16 giorni, spropositata rispetto al periodo di interruzione del servizio di accesso per il pagamento del contributo.
Il Tar adito ha inoltre evidenziato, peraltro, che il termine era definito perentorio dalla stessa lex specialis e poteva essere accordata proroga solo in pendenza del termine stesso, ma non a scadenza sopraggiunta e superata. Tale scelta incidendo significativamente sul principio della par condicio tra i concorrenti ha generato l’indirizzo del pronunciamento, con conseguente ammissione delle ragioni del ricorrente.