Riapre il Consolato Usa in Groenlandia

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In foto Sung Choi

La riapertura del consolato degli Stati Uniti a Nuuk, in Groenlandia, riflette l’impegno di Washington di approfondire la cooperazione con il popolo della Groenlandia e l’intero Regno di Danimarca. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, in una nota dedicata alla riapertura del consolato avvenuta oggi con la presenza del Console Sung Choi: “La nostra presenza a Nuuk migliorerà la prosperità che condividiamo con i nostri amici in Danimarca e Groenlandia, mentre collaboriamo con altri alleati e partner dell’Artico per garantire la stabilità e la sostenibilità dello sviluppo nella regione”, ha detto Pompeo. “Ringraziamo i nostri numerosi partner in Danimarca e Groenlandia per averci aiutato a realizzare questo importante passo in avanti per rafforzare la nostra cooperazione”, ha aggiunto il segretario di Stato Usa. Alla base una corte spietata americana allo stato nordico a cui si è opposta nettamente la Danimarca con tutte le conseguenze imbarazzanti, nel rapporto diplomatico tra i due Paesi: “ Non solo grande. Grandissima. L’America di Donald Trump, almeno nelle magliette create dalla NRCC (il comitato del Congresso nazionale repubblicano), ha uno Stato in più: la Groenlandia. La richiesta del presidente di comprare l’enorme isola dalla Danimarca (offerta respinta al mittente senza nemmeno pensarci) ha scatenato la fantasia dei giornali, ha smosso le acque estive dei notisti geopolitici e, soprattutto, ha fatto sognare i suoi fan. Che hanno deciso di ricordarlo nella sua campagna elettorale. È un vecchio progetto del XIX secolo che viene riproposto nel XXI, quando la sfida all’orizzonte, di fronte allo scioglimento dei ghiacciai, è quella di conquistare le promettenti vie d’acqua del Polo Nord – senza dimenticare lo sfruttamento delle importanti risorse minerarie dell’isola, sempre più decisive in un futuro ipertecnologizzato. La Groenlandia, insomma, potrebbe diventare America. E l’America con la Groenlandia sarebbe ancora più forte e più grande di prima.Rimane il fatto che il venditore, che venditore non è, ha deciso di declinare la proposta, dimostrando una certa ingratitudine (almeno così la pensa il presidente americano) nei confronti del gigante statunitense, che qualche decennio fa, entrò in guerra e permise la liberazione del Paese dalle truppe naziste, dopo che lo avevano conquistato in poche ore e tenuto sotto controllo per cinque anni.Ma il mondo cambia, la storia passa e anche la geografia è in movimento. Presto, chissà, anche gli Stati americani potrebbero crescere di numero.