Riassetto dei laboratori, tavola rotonda oggi a Napoli

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Piano di riordino della rete dei laboratori di analisi accreditati in Campania: potrebbero disertare l’invito alla tavola rotonda in programma oggi a Napoli (Hotel Oriente e partire dalle ore 10,30), sia Piano di riordino della rete dei laboratori di analisi accreditati in Campania: potrebbero disertare l’invito alla tavola rotonda in programma oggi a Napoli (Hotel Oriente e partire dalle ore 10,30), sia Elisabetta Argenziano, presidente di Federbiologi, sia Vincenzo D’Anna leader di Federlab Italia. Quel che è certo è che al confronto non ci sarà Vincenzo Panarella presidente di Federanisap indicato nella locandina del programma ma a sua insaputa tanto da inviare una piccata nota al presidente regionale del sindacato Nando Mariniello. A rimetterci, per un convegno che si annuncia come un vero e proprio flop è Ermanno Calcatelli presidente dell’Ordine nazionale dei Biologi che ha promosso e organizzato la tavola rotonda. Sullo sfondo restano i nodi del piano di riassetto della rete dei laboratori di analisi accreditati in Campania. Dopo le interrogazioni del capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Raffaele Topo, all’indirizzo del presidente della giunta regionale Stefano Caldoro in qualità di commissario ad acta per il piano di rientro dal deficit, dovrebbero essere emanate, a stretto giro, già nella prossima seduta di giunta, le linee guida applicative del decreto commissariale n. 109 del 2013. Decreto che ha dato luogo al riordino della rete erogativa. Il provvedimento dovrebbe contenere una serie di chiarimenti sui punti più controversi della norma. In arrivo probabilmente la proroga, richiesta da Topo, come pure da Anisap e Aspat, di sei o dodici mesi per l’attivazione delle aggregazioni dei laboratori sotto la soglia minima di efficienza (fissata in sede di prima applicazione sotto le 70 mila prestazioni annue, che diventeranno 200 mila a regime). Ma le associazioni di categoria del settore procedono divise: mentre l’Anisap sposa le ragioni e raccoglie l’adesione di centinaia di piccoli centri di analisi delusi dalla riforma e avviati al declassamento in centri prelievi (spoke) con gravi ripercussioni sui livelli occupazionali, la Federlab continua a battere il tasto dell’attuazione del decreto. La riforma riguarda in tutto circa 700 strutture per circa 4 mila addetti che, a regime, secondo il piano di riordino, così come attualmente concepito, diventeranno una dozzina di cosiddetti Cor-Lab che dovranno gestire un business da 38 milioni di prestazioni annue dal valore medio di circa 4 euro per le analisi di base e di circa 10 auro per quelle dei settori specialistici. Grandi service che rischiano di tagliare fuori i piccoli laboratori attualmente già accreditati con standard di personale non più compatibili con il ruolo di centri prelievi sin qui configurato. Senza contare gli irrisolti nodi giuridici del nuovo assetto, quelli fiscali e di sicurezza delle procedure di raccolta e invio delle provette sui diversi territori dalla periferia verso i centri analisi. Senza contare il fatto che i centri prelievi dovranno comunque conservare un assetto strumentale, tecnologico e di personale tale da assicurare le urgenze. L’obiettivo è rivisitare il decreto commissariale n. 109 del 13 gennaio scorso relativo al riordino delle rete regionale dei laboratori, differire di almeno sei mesi l’entrata in vigore del decreto, istituire ad horas una commissione ad hoc paritetica tra la Regione, le imprese, i sindacati e le associazioni di categoria per la verifica dei modi e tempi del riordino dei laboratori in Campania. E ancora determinazione del costo medio delle prestazioni di laboratorio su cui misurare la praticabilità degli accorpamenti previsti dalla norma, regolamentazione del service e, soprattutto, in base alla richiesta di Topo, rendere facoltativa la conversione degli attuali laboratori che effettuano meno di 70 mila prestazioni annue in centri prelievo per evitare la loro totale chiusura e soppressione. “Il decreto 109 del 2013 – conclude Topo – presenta anche una grave anomalia laddove stabilisce che le Asl devono predisporre i piani di attuazione entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto e dunque ben prima della scadenza del tempo concesso alle strutture per comunicare la loro scelta in merito all’aggregazione fissato in 180 giorni”.Anomalia denunciata a più riprese anche da pier paolo Polizzi presidente dell’Aspat pur difedendo le ragioni del Piano di riassetto della rete.