Riccardo Dalisi al Mann, la creatività vince sul tempo

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di Maria Carla Tartarone Realfonzo

Riccardo Dalisi, architetto, pittore e scultore noto nel mondo, è nato nel 1931 a Potenza ma è vissuto sempre a Napoli dove ha insegnato nella Facoltà di Architettura Federico II, divenendo Direttore della Scuola di Specializzazione di Disegno Industriale. Nel 1957, dopo la laurea, ebbe un primo approccio con la scenografia e poi con l’Architettura e col Design entrando a far parte del gruppo del maestro Francesco della Sala. Ma ammirava molto anche il maestro catalano Antoni Gaudì per cui nel 1978 pubblicò il volume “Gaudì mobili e oggetti”. Negli anni Settanta fondò anche la “Global Tools” insieme agli architetti che in Italia aderivano alla “architettura radicale”: Andrea Branzi, Alessandro Mendini, Ettore Sottsas ed altri. Oltre che agli studenti di Architettura con cui anche volava… Dalisi fu sempre vicino ai piccoli delle scuole elementari e delle medie soprattutto nei quartieri popolari (Rione Traiano, Ponticelli, Sanità, Scampia) dove si fece amare e seguire nello stimolare la loro curiosità nella esaltazione dei luoghi, abbelliti anche dalla sua passione per i cavalli ei cavalieri che rappresentava in sculture aeree, metalliche, che abbellirono vie e piazze anche di altre città, come Caserta e Capua. Vi fu un periodo in cui amò interessarsi alle bevande abitudinarie come il caffè e cominciò a immaginare Caffettiere napoletane straordinarie che lo condussero a creare, con la esecutrice Ditta Alessi, (tra il 1979 e il 1987) fantasiose piccole opere che lo condussero al premio “Compasso d’oro”. In quegli anni cominciò ad occuparsi del così detto schizzismo e cominciò ad essere attratto da costruzioni minimaliste e a realizzare sculture con materiali ultrapoverissimi: carte di caramelle, rametti, scatole di cerini, pezzetti di carta , di stoffa, batuffoli di cotone. Tra le opere esposte al Mann troviamo ricordi di varie mostre come quelle esposte a Caserta, alle Cavallerizze della Reggia, ”Cavalieri e oltre” del 2012, anno in cui un gruppo di giovani prese a riunirsi col Maestro sui tetti di Palazzo Gravina, sede dell’Università di Architettura, creando “L’Università volante”, lavoro continuato anche nel “Trasformatoio”, il laboratorio presso piazza Bellini. Nel 2015 il frutto della ricerca venne messo in mostra al Pan in “Progettare per il mondo reale”. Al Pan i fotografi Alessandro Catocci e Sonia Ritondale con la mostra “Calatasanfrancesco 59”, ancora nel 2015, mostrarono le caratteristiche formidabili del suo studio in cui si accumulano sculture, perlopiù leggerissime, trasparenti, in vari metalli. Nel 2016 fu chiamato a Parigi al Centro Pompidou per partecipare ad una Collettiva “Un art pauvre” e le stesse opere gli furono poi richieste quando il Museo decise di porre in mostra permanente alcune opere contemporanee dedicando la Sala 12 alle opere di Riccardo Dalisi. Ma le sue mostre non si fermano qui e le sue opere sono state in molti luoghi del mondo: fu chiamato alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano, al MOMA di New York, alla Biennale di Chicago, al Museo di Copenaghen, al Museo di Arte Contemporanea di Salonicco, alla Fondazione Cartier di Parigi, al Frac Centre di Orléans, alla Pasinger Fabrik di Monaco, al Tabakmuseum di Vienna, alla Zitadelle Spandau di Berlino, al Palazzo Pitti di Firenze, al Palazzo Reale di Napoli, al MADRE, al Castel dell’Ovo di Napoli, all’Ospedale dell’Annunziata dove espose per i bambini e per gli ammalati il “Progetto Rotolarte” ed anche alla Reggia di Caserta. Del 2019 è stata la sua mostra ”Rompete le Righe” con l’amico Mendini di recente scomparso, nella Galleria di Andrea Nuovo a Napoli.
La mostra “Vincendo il Tempo” al Museo Archeologico di Napoli si chiude il 27 gennaio.