Ricerca, curare tumori “ascoltando” le cellule: metodo innovativo made in Italy

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Per diagnosticare, e anche per curare, un tumore si potrebbe cominciare ad ‘ascoltarlo’. E’ quanto suggerisce un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Universita’ di Bologna in uno studio pubblicato sulla rivista Advanced Functional Materials. Il team ha messo a punto un sistema innovativo che, sfruttando l’effetto fotoacustico (la trasformazione dell’energia luminosa in onda sonora dei tessuti) potrebbe permettere non solo di identificare con maggiore precisione le cellule tumorali, ma anche di guidarne l’eliminazione. I risultati dello studio, spiegano gli scienziati, mostrano come si potrebbe utilizzare una particolare molecola a base di carbonio, chiamata ‘fullerene’, per creare uno strumento utile sia alla diagnosi sia alla terapia dei tumori. “Il fullerene e’ in grado di incrementare le potenzialita’ diagnostiche della microscopia fotoacustica, aumentandone in modo significativo la risoluzione spaziale, e questo sia che si stia guardando all’intero organo sia che l’osservazione riguardi un livello sub-cellulare”, spiega Matteo Calvaresi, coordinatore della ricerca. Lo studio apre “alla possibilita’ di un impiego dell’effetto fotoacustico nella diagnostica medica che permetta di rilevare singole cellule tumorali attraverso nuovi mezzi di contrasto”. Il fullerene, non solubile in acqua e quindi di difficile impiego nelle applicazioni biomedicali, e’ stato “nascosto” dai ricercatori: il cavallo di Troia in questo caso e’ una proteina naturale. “Il prossimo passo – aggiunge Calvaresi – sara’ riuscire a introdurre le molecole di fullerene in maniera selettiva solo all’interno delle cellule tumorali”. La pubblicazione e’ avvenuta insieme all’Universita’ di Bari, al Cnr di Bologna e al TranslaTUM (Germania). La ricerca e’ stata resa possibile grazie a progetti sostenuti da Fondazione Airc.