Ricerca, dall’Izsm di Portici il kit che rileva la brucella nei campioni di latte

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Un prototipo di kit diagnostico capace di rilevare in modo “altamente sensibile” e “specifico” la presenza di brucella in campioni di latte, è stato presentato all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno a Portici (Napoli). Realizzato nell’ambito del progetto Ambra, promosso dalla Regione Campania, il prototipo consente un’analisi rapida di un campione di latte e può essere impiegato nei diversi contesti della filiera produttiva dei prodotti lattiero-caseari.
Il kit è stato realizzato applicando la tecnologia dei batteriofagi (virus in grado di identificare batteri) sviluppata dal consorzio Cosvitec in collaborazione con l’Izsm, e quella dei biosensori label free con sistema di rilevamento Raman, sviluppata dal Cnr. Il kit – è stato spiegato – è composto da un biosensore ottico basato su risonanza plasmonica di superficie, cioè un sistema di spettroscopia su superficie in oro, scavata con disegni geometrici, a cui viene legato un batteriofago. Il batteriofago è un virus capace di individuare la brucella nella goccia di latte che viene posta sul biosensore. Una volta colpito da un raggio laser, infatti, il batteriofago emette un segnale che indica la presenza o meno di brucella. Uno strumento che potrà essere impiegato nel comparto dell’allevamento bufalino campano colpito negli ultimi anni da emergenze come la brucellosi. Per quanto riguarda i vantaggi per i produttori e consumatori di latte, Massimo Rippa, ricercatore all’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Cnr, ha spiegato che “vi è la possibilità di avere, in modo rapido e relativamente semplice, una’informazione sulla presenza o meno di un batterio”. “si tratta – dice l’assessore alla Innovazione e start up della Regione Campania, Valeria Fascione – di uno strumento che dà un’accelerazione a ricerca e innovazione, settori nei quali la Regione Campania ha investito molto e continuerà a farlo per i prossimi anni”.