Ricerca, il ruolo di smog e polveri sottili: così agiscono sulla rigenerazione dei neuroni

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(foto da Pixabay)

L’esposizione alle polveri sottili ha effetti negativi sulle capacita’ rigenerative del tessuto nervoso e in particolare della mielina, il rivestimento degli assoni che, se danneggiato, come avviene nella sclerosi multipla, compromette la trasmissione delle informazioni fra i neuroni. A dimostrarlo, per la prima volta, e’ uno studio italiano condotto dai ricercatori del del Nico (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi) dell’Universita’ di Torino, con la collaborazione dell’Universita’ di Milano e dell’Universita’ dell’Insubria. La ricerca, finanziata da Aism e la sua Fondazione Fism (Fondazione Italiana Sclerosi Multipla), dimostra in un modello animale che l’esposizione al PM2.5 ostacola la riparazione della mielina, inibisce il differenziamento degli oligodendrociti e promuove l’attivazione degli astrociti e della microglia, cellule che di norma svolgono funzioni di sostegno per i neuroni ma che, quando attivate dal sistema immunitario come accade nella sclerosi multipla, contribuiscono alla neuroinfiammazione.
“Nelle prime fasi di malattia – spiega Enrica Boda del NICO – la mielina puo’ comunque essere riparata da cellule gliali presenti nel tessuto nervoso, chiamate oligodendrociti, il che contribuisce alla remissione, purtroppo spesso solo temporanea, dei sintomi. Le ricerche in corso nei nostri laboratori sono importanti perche’ permettono di capire quali fattori possono ostacolarne la riparazione, aggiungendo un tassello nella comprensione dei meccanismi di neurotossicita’ del PM”. “I nostri studi – continua – ora si focalizzano nell’identificare i meccanismi cellulari e molecolari che mediano il trasferimento del ‘danno’ dovuto all’inalazione del PM2.5 dai polmoni al sistema nervoso centrale”. “Riconoscere fattori di rischio ambientali modificabili, come l’inquinamento dell’aria, e i meccanismi che mediano le loro azioni – conclude – puo’ fornire informazioni importanti per prevenire le recidive della sclerosi multipla agendo su politiche ambientali, stile di vita e possibilmente, progettazione di nuovi strumenti di prevenzione e interventi terapeutici”. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Neurochemistry International.