Ricerca, Napolitano ringrazia Giordano Da lui verità sulla terra dei veleni

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È anche grazie a studi scientifici indipendenti come il suo – e prima ancora di suo padre – che si è presa contezza “È anche grazie a studi scientifici indipendenti come il suo – e prima ancora di suo padre – che si è presa contezza della gravità del fenomeno e si è arrivati alla definizione di interventi mirati”. Sono le parole di riconoscenza che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolge allo scienziato Antonio Giordano per le sua decennale battaglia in difesa della Terra dei Fuochi. Una battaglia che Giordano combatte a suon di ricerche e pubblicazioni da tempi non sospetti e che ora trova finalmente il suggello anche dal Capo dello Stato, che definisce il lavoro del direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia uno strumento fondamentale “finalizzato al miglioramento della qualità della vita del nostro Paese”. Il volume edito dal Denaro – A colpire Napolitano è, in particolare, l’ultimo lavoro di Giordano, “Campania terra dei veleni” (edito dal Denaro). Scritto insieme a Giulio Tarro, primario emerito dell’Azienda Ospedaliera Cotugno di Napoli e chairman della commissione sulle Biotecnologie della Virosfera, Wabt – Unesco a Parigi, Il volume affronta le tematiche legate alla salute in Campania soffermandosi su indagini epidemiologiche che mostrano in modo incontrovertibile quanto il territorio sia stato danneggiato da decenni di sversamenti illegali. Le ricerche pionieristiche di Giovan Giacomo Giordano – Il volume affronta le tematiche legate alla salute in Campania, soffermandosi tra l’altro su indagini epidemiologiche che mostrano quanto il territorio sia stato danneggiato dal dramma, nuovamente attuale, dei rifiuti. “Già nel 1977 – scrive Giordano nella prefazione al volume –  quando avevo solo 15 anni, mio padre Giovan Giacomo, primario anatomo patologo dell’Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori Pascale, pubblicava un libro bianco dal titolo: ‘Salute e ambiente in Campania’, edito dal Centro Studi di Politica Economica e Sociale Nuovo Mezzogiorno, nel quale denunciava la presenza di aree ad alto rischio tumori nella città di Napoli. Precorrendo i tempi, mio padre, coordinando un’equipe di studiosi napoletani, tracciava una mappa della nocività nella provincia di Napoli, evidenziando come la popolazione napoletana corresse maggiori rischi di ammalarsi nelle zone più industrializzate della città partenopea”. Da allora non è stato fatti quasi nulla per invertire la rotta e le cronache di questi ultimi anni, per non dire mesi, lo confermano. A Napoli – attesta un dossier choc dell’Istituto Pascale – s’ammala di cancro il 47 per cento in più della popolazione rispetto al resto d’Italia. L’arrivo dell’esercito –Intanto nella Terra dei fuochi intanto si insedia l’esercito per l’azione “strade sicure”. I cento militari in azione avranno il compito di pattugliare le aree individuate all’interno dei comuni che hanno sottoscritto il patto della “Terra dei fuochi” per prevenire e reprimere i reati ambientali, in particolare lo sversamento incontrollato di rifiuti ed i conseguenti roghi illegali e saranno dotati anche di strumenti per le bonifiche d’urgenza.