Ricerca, possibile bersaglio terapeutico contro il glioblastoma multiforme

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Si chiama Reelin ed è una molecola che potrebbe aiutare le cellule maligne del glioblastoma multiforme – il tumore del cervello più aggressivo e maligno, caratterizzato da una sopravvivenza di appena 12-18 mesi – a muoversi. A ‘inchiodarla’ è stato un team di ricercatori italiani dell’Università Cattolica – Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dell’Università di Roma Sapienza, che sulla base di quanto osservato ritengono di aver identificato un possibile bersaglio terapeutico. E’ questa la prospettiva che si intravede nei risultati del loro studio, pubblicato su ‘Brain Sciences’ e condotto da Filippo Biamonte, dottore di ricerca del Dipartimento di Scienze biotecnologiche di base, cliniche intensivologiche e perioperatorie della Facoltà di Medicina e chirurgia della Cattolica, con il coordinamento di Alessio D’Alessio, associato di Istologia del Dipartimento di scienze della vita e sanità pubblica della Facoltà di Medicina e chirurgia della Cattolica, in collaborazione con Antonio Filippini, ordinario di istologia ed embriologia umana del Dipartimento di Scienze anatomiche, istologiche, medico legali e dell’apparato locomotore della Sapienza. Il glioblastoma multiforme (Gbm) è un tumore tipico delle cellule gliali del’encefalo, si manifesta principalmente nel cervello, ma può anche originare in altre sedi quali tronco cerebrale, cervelletto e midollo spinale. Tranne rarissimi casi, non si diffonde al di fuori del sistema nervoso centrale, ma invade e migra all’interno del solo tessuto cerebrale. In Italia si stima un’incidenza media di 8 casi ogni 100.000 abitanti e rappresenta circa il 54% di tutti i gliomi diagnosticati.