Ricerca, tutti i segreti della missione italiana in Antartide

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di Paola Ciaramella

Dovranno sfidare raffiche di vento fino a 100 km orari, una ridotta disponibilità di ossigeno dovuta all’altitudine e 24 ore di luce solare al giorno – con conseguente alterazione del ritmo circadiano – i partecipanti alla nuova spedizione italiana in Antartide, l’unico continente dedicato esclusivamente alla scienza e considerato uno dei ‘motori’ del sistema climatico terrestre. La XXXIII Campagna estiva del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) – finanziata con 23 milioni di euro dal Miur e attuata da Enea, per gli aspetti logistici, e Cnr, per la programmazione e il coordinamento scientifico – ha preso il via il 19 ottobre con l’apertura della stazione “Mario Zucchelli” e durerà quattro mesi. 210 i ricercatori e i tecnici coinvolti, provenienti dall’Italia e dal resto del mondo. La scorsa settimana sono arrivati nella base nazionale, che si trova sul promontorio di Baia Terra Nova, nel Mare di Ross, i primi 17 scienziati, a cui spetta il compito di riavviare la struttura – che durante l’inverno australe, quando le temperature raggiungono i -40 gradi, rimane chiusa – e di preparare per i colleghi in arrivo una pista di atterraggio più adeguata sul mare ghiacciato. Tra i 50 progetti di ricerca al centro della missione, ce n’è uno che verterà sullo studio della profondità della calotta antartica, per trovare il sito ideale di perforazione e risalire alla composizione dell’atmosfera fino a un milione e mezzo di anni fa. Un altro gruppo lavorerà invece sull’individuazione di nuovi batteri antartici, fonte di molecole che saranno testate in vitro e impiegate come coadiuvanti del sistema immunitario umano. Proseguirà poi il progetto italiano per la realizzazione di un’aviopista su terra nel sito di Boulder Clay, che diventerà un punto di riferimento per le basi vicine. I ricercatori svolgeranno la loro attività non solo nella “Mario Zucchelli” ma anche in altre basi, tra cui la stazione italo-francese “Concordia” a Dome C sul plateau antartico, a 3.300 metri di quota – qui le temperature in questo periodo sfiorano i -50 gradi –, per effettuare studi nei settori della glaciologia, chimica e fisica dell’atmosfera, astrofisica, astronomia, geofisica e biomedicina.