Ricordo di Ettore Spalletti, l’artista-asceta che cercava il colore assoluto

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in foto un'opera di Ettore Spalletti esposta al Madre di Napoli

di Maria Carla Tartarone Realfonzo 

Nella mostra tenuta a Pescara nella Galleria “ Vistamare Studio”, diretta da Benedetta Spalletti, insieme a Ettore Spalletti troviamo Mimmo Jodice, Rova Barba, Bethar Huws ed Haim Steinbach. Il ricordo dell’artista Ettore Spalletti, scomparso nell’ottobre 2019, mi muove a scrivere di lui. L’artista, nato in provincia di Pescara nel 1940, cominciò a farsi notare nel 1970. Ben presto espose più volte alla Biennale di Venezia (vi fu nel 1982, 1993, 1995, 1997) espose una Personale a Parigi nel 1991, a New York nel 1993, ad Anversa nel 1995, a Strasburgo nel 1998-99 e fu a Napoli, nella Reggia di Capodimonte, nel 1999. Usciva dalla sua casa di Spoltore in provincia di Pescara solo per portare volentieri le sue opere in tutta Italia, tanto che nella primavera del 2014 fu in mostra contemporaneamente al Gam di Torino, al Maxxi di Roma ed al Museo Madre di Napoli, allora diretto da Paolo Forte, mostra che si estese in numerose sale, dal titolo “Un giorno così bianco così bianco”, con la cura di Andrea Viliani e Alessandro Rabottini. Creava le sue opere, anche scultoree, non separandole dai suoi tenui colori, l’azzurro mediterraneo, il pallido rosa e il luminoso giallo, delineanti lo spazio e le forme geometriche: nel suo pensiero in cui gli elementi, pittorici e scultorei si alternavano. In lui gli archetipi scultorei erano il vaso, la coppa e soprattutto la colonna che abbiamo visto più volte ripetuta e mutata nei particolari. Nelle opere pittoriche non esisteva più la cornice a delimitare lo spazio: “togliendola il colore assume lo spazio e invade lo spazio. E quando questa cosa riesce è miracolosa”, usava dire. Non si denotava in Spalletti “una tensione trascendente, mistica, rituale, nostalgica e assoluta, ripetutamente …opposta all’assordante invadenza dei segni del tempo contemporaneo”, come scrisse Stefano De Stefano, che ne comprese appieno la ricerca “le cui opere prive di cornici penetrano nello spazio conquistandolo”. Un esempio può essere la Cappella della Clinica Villa Serena in città Sant’Angelo in cui l’azzurro diffuso consente alla pittura di interagire con la scultura. Il maestro si è spento nella sua casa di Spoltore (Pescara), che non ha mai abbandonato, pur trascinato dal suo successo in tutto il mondo. Ultima sua mostra dal titolo “Ombre d’azur, Trasparence”, un tuffo nel suo mondo rarefatto e concettuale è stata nel Principato di Monaco, aperta fino al novembre, dopo la sua morte.