Ricostruire il Paese dopo la crisi, alla ricerca di una nuova rotta

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Si tiene oggi (17,30-19,30 via delle Ore 3, Milano) il primo dei quattro cicli di incontri dedicati dalla Fondazione Culturale Ambrosianeum al tema “Ricostruire il Paese dipende da noi “ (gli altri quattro sono in calendario per ill 5, 12,

Si tiene oggi (17,30-19,30 via delle Ore 3, Milano) il primo dei quattro cicli di incontri dedicati dalla Fondazione Culturale Ambrosianeum al tema “Ricostruire il Paese dipende da noi “ (gli altri quattro sono in calendario per ill 5, 12, il 26 febbraio e il 5 marzo prossimi). Partecipano l’economista d’impresa Marco Vitale con l’intervento dal titolo “Alle radici della crisi, le conseguenze del sistema produttivo e il confiteor che deve discenderne” e l’economista, docente, già vice ministro dell’Economia e delle Finanze Mario Baldassarri che terrà una relazione sul “Mistero della Finanza pubblica italiana”. Il Denaro propone l’intervento integrale di Marco Vitale.


L’ultimo dei famosi corsi di Michel Foucault al College de France, tenuto dal febbraio al marzo 1984, pochi mesi prima di morire, fu dedicato alla parr?sia nel pensiero greco, nella sua dimensione etica, cioè al parlar franco, al coraggio della verità. Foucault illustra come la parr?sia etica fosse fondamentale per i greci, accanto alla parr?sia politica. Naturalmente un ruolo dominante occupa, nelle nove magnifiche lezioni, la figura di Socrate, maestro per eccellenza di parr?sia. La parr?sia è, in poche parole, il coraggio della verità di colui che parla assumendo il rischio, malgrado tutto, di esprimere l’intera verità che ha in mente, anche se ciò può far reagire negativamente l’interlocutore. La più grave assenza nel dibattito economico italiano è proprio l’assenza di parr?sia. Continuiamo ad ingannarci reciprocamente come se il futuro possa costruirsi sull’inganno. Così continuiamo a dire idiozie tipo: si vede la luce in fondo al tunnel, come personaggi vari vanno ripetendo sin dal 2008, alimentando la visione della crisi come di una crisi congiunturale e non come manifestazione di un grande processo di profonda trasformazione, visione che ha allungato e continua ad allungare i tempi della crisi. Continuiamo ad alimentare la visione che le problematiche del lavoro si possa risolvere attraverso interventi del governo, l’occupazione per decreto legge. Vogliamo credere e far credere che la politica del rinvio sia manifestazione di saggezza. Non vogliamo prendere atto che, per la prima volta, da molto tempo, siamo di fronte anche ad una vera e propria crisi d’imprenditorialità, di spegnimento progressivo degli spiriti vitali, di umiliazione e non vogliamo ricercarne le ragioni vere, unico modo per cercare di suscitare, se possibile, una reazione vera. Non abbiamo il coraggio di ammettere che i governi e i parlamenti sono nelle mani delle grandi clientele parassitarie che vivono sulla finanza pubblica e non hanno nessuna intenzione di mollare la presa. Non vogliamo prendere coscienza che, con il conseguente soffocante peso fiscale sui produttori, non potrà esserci mai più una ripresa sana. L’unica che potrà crescere, come sta crescendo, è l’economia malavitosa e illegale per la quale la mancanza di “parr?sia” è tonificante. Non vogliamo dire con chiarezza che senza un piano articolato e a lungo termine per ridurre il debito pubblico, saremo sempre preda degli isterismi e dei ricatti speculativi del mercato. Tuttavia non mancano alcune persone, in posizioni di responsabilità pubblica, che praticano la “parr?sia”. Io nel corso del 2013 ne ho identificate ben due. La prima è Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. La sua asciutta ed eccellente relazione del 31 maggio, l’ho rinominata: il linguaggio della verità. Essa fornisce un’analisi vera e realistica dell’economia italiana e dei suoi problemi e prospettive. Due sono i passaggi chiave che coinvolgono tutti anche sul piano etico e che, quindi, rappresentano i pilastri della “parr?sia” di questo documento che, nel linguaggio di Foucault, non è parr?sia tecnica ma etica. Il primo è dove il governatore afferma che la degenerazione del sistema è frutto della nostra globale trascuratezza nel corso degli ultimi decenni, e il secondo è dove afferma che la degenerazione è diventata tanto profonda da non poter essere corretta solo da questo o quel governo ma da un grande sforzo collettivo che impegni tutti e ciascuno. Il primo pensiero è espresso con queste parole: “NON SIAMO STATI CAPACI DI RISPONDERE AGLI STRAORDINARI CAMBIAMENTI GEOPOLITICI, TECNOLOGICI E DEMOGRAFICI DEGLI ULTIMI 25 ANNI. L’AGGIUSTAMENTO, RICHIESTO E COSÌ A LUNGO RINVIATO, HA UNA PORTATA STORICA, HA IMPLICAZIONI PER LE MODALITÀ DI ACCUMULAZIONE DEL CAPITALE MATERIALE E IMMATERIALE, LA SPECIALIZZAZIONE E L’ORGANIZZAZIONE PRODUTTIVA, IL SISTEMA D’ISTRUZIONE, LE COMPETENZE, I PERCORSI OCCUPAZIONALI, LE CARATTERISTICHE DEL MODELLO DI WELFARE E LA DISTRIBUZIONE DEI REDDITI, LE RENDITE INCOMPATIBILI CON IL NUOVO CONTESTO COMPETITIVO, IL FUNZIONAMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA. E’ UN FORTE E GENERALE CONFITEOR CHE TUTTA LA CLASSE DIRIGENTE ITALIANA, COMPRESO NOI, DEVE RECITARE.” Il secondo pensiero dice: “L’AGGIUSTAMENTO CHE DOBBIAMO REALIZZARE È COSÌ GRANDE CHE SE NECESSITA DEL CONTRIBUTO DECISIVO DELLA POLITICA, È ESSENZIALE LA RISPOSTA DELLA SOCIETÀ E DI TUTTE LE FORZE PRODUTTIVE”. L’incontro di oggi e il ciclo nel quale s’inquadra nasce anche come risposta a questa chiamata alle armi. Tutti dobbiamo e vogliamo portare il nostro piccolo granello di sabbia. La seconda persona che coltiva la “parr?sia” è Gianfelice Rocca, da pochi mesi presidente di Assolombarda. La sua prima relazione all’assemblea generale di Assolombarda (10 giugno) è un documento vigoroso, che parla il linguaggio della verità, tutto intriso di “parr?sia”, nel senso greco. A partire dal titolo: “Va spezzata la spirale di sfiducia”. E’ proprio qui la radice di tutti i problemi dell’economia italiana. Se non ricuperiamo fiducia in noi stessi e tra noi, ogni ricetta puramente tecnica è acqua fresca. Siamo noi, tutti, compresi e al primo posto le associazioni industriali, che dobbiamo riprendere in mano il nostro destino: “STA A NOI RIUSCIRE A RECUPERARE COMPETITIVITÀ INDUSTRIALE E SOBRIETÀ PUBBLICA. PARTITI, ISTITUZIONI, SINDACATI, LE STESSE ASSOCIAZIONI DEL MONDO IMPRENDITORIALE SEMBRANO CONGELATE, INCAPACI DI CAMBIARE. LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE PER PRIMA DEVE ATTREZZARSI ENERGICAMENTE, DEVE AGIRE DA BATTISTRADA PER INNOVAZIONE E CRESCITA ALLA TESTA DEL PROFONDO CAMBIAMENTO CHE È NECESSARIO ALL’ITALIA. LA SOLUZIONE PUÒ VENIRE SOLO DA NOI, DAL NOSTRO IMPEGNO, DALLA NOSTRA COESIONE, DALLA NOSTRA CAPACITÀ”. Altro che piagnucolare aiuti e incentivi che da qualche tempo è l’unica cosa che sa fare la Confindustria. Anche sul tema del lavoro il parlare di Rocca è chiaro e franco, come si conviene a chi ha scelto la via della “parr?sia”: “IL LAVORO PER DECRETO, CON UNA FORMULA MAGICA DEL GOVERNO – CHE QUALCUNO PURE SI ASPETTA – NON ARRIVERÀ MAI. IL LAVORO, SPECIE IN UNA SITUAZIONE IN CUI GLI STATI HANNO DEBITI ENORMI, NASCE SOLO DALLE IMPRESE PRIVATE E DAGLI INVESTIMENTI”. Il coraggio della verità è l’ingrediente del quale abbiamo maggiore bisogno e il fatto che almeno due italiani in posizione di alta responsabilità pubblica lo pratichino, è una buona notizia. Bisogna ricuperare fiducia tra di noi e in noi stessi. Fiducia nei rapporti reciproci, riscoperta della verità che se i mascalzoni sono in numero abnorme (basti pensare all’immane tragedia della terra dei Fuochi dove 500 mila tir hanno avvelenato la Campania Felix con 10 milioni di tonnellate di veleni) e molti di loro sono ai posti di comando, se la corruzione è soffocante (basti pensare all’ultima incredibile penetrazione di Stamina in, un tempo rispettabile, ospedale come quello di Brescia), se la malavita organizzata è potente, tuttavia, la maggioranza degli italiani è fatta di persone per bene, che lavorano onestamente e con competenza e capacità, d’imprese serie, di sindaci che amministrano accettabilmente le nostre città e paesi, pur tra difficoltà enormi, di forze dell’ordine e di giudici eroici che si battono, con perseveranza, contro la malavita organizzata. E dobbiamo ricuperare fiducia in noi stessi come comunità. Non è possibile che un paese che ha saputo rinascere dalla guerra e dal fascismo, che ha saputo realizzare una ricostruzione e uno sviluppo spettacolare, il paese che ha progettato la Vespa, la Topolino, la Ferrari, che ha creato il parmigiano reggiano, il Brunello da Montalcino, il paese di Fermi, Manzoni, Cattaneo, Toscanini, Falcone, Borsellino, Abbado, Coppi, Bartali, Muti, Adriano Olivetti, Paolo Baffi, Einaudi, De Gasperi, Ezio Vanoni sia, quasi improvvisamente, diventato un paese cialtrone e senza speranza. Ma quello di cui abbiamo bisogno è una fiducia consapevole e responsabile, non un’illusione. E lo sforzo di aggiustamento richiederà tempo, tenacia e determinazione. Due anni fa sottolineavo, con altri che due pilastri sui quali impostare una ricostruzione erano il discreto stato di salute di parte significativa dell’industria manifatturiera come i dati dell’export confermano, e il buon livello patrimoniale medio delle famiglie. Ma aggiungevo: IL BICCHIERE E’ ANCORA MEZZO PIENO MA SI STA SVUOTANDO. LA NOSTRA INFELICITÀ NASCE DALLA CONSAPEVOLEZZA CHE CON TUTTE LE NOSTRE DISFUNZIONI MORALI, CULTURALI, POLITICO-ISTITUZIONALI, NON ANDREMO LONTANO. LA BUONA ITALIA PRODUTTIVA, SE LASCIATA SOLA, NON POTRÀ RESISTERE A LUNGO. ED ANCHE LA RELATIVA RICCHEZZA PATRIMONIALE FAMIGLIARE SULLA QUALE ANCORA OGGI POSSIAMO CONTARE È DESTINATA A SVANIRE (È GIÀ SUCCESSO NEL 1600). ED UNA BUONA FETTA È GIÀ SVANITA NEGLI ULTIMI DUE ANNI. IL BICCHIERE È ANCORA MEZZO PIENO, MA È DESTINATO A VUOTARSI SE NON REAGIREMO CON CORAGGIO, LUCIDITÀ E AMORE VERSO IL NOSTRO PAESE, E SE NON INVESTIREMO PER LO SVILUPPO. MA POSSIAMO REAGIRE. IL FUTURO È NELLE NOSTRE MANI. Sono convinto che dobbiamo pensare in una prospettiva lunga e profonda, senza farci scoraggiare dagli isterismi parlamentari, dalle difficoltà politiche, pur grandi del momento, dai manipolatori e dai cantastorie e ciarlatani che sono esplosi in un numero incredibile. Sono certo che i relatori di oggi e gli altri dell’intero ciclo, selezionati non solo in base alle loro competenze ma alla loro vocazione alla parr?sia, ci aiuteranno in questa ricerca di una nuova rotta. Abbiamo incominciato con il professor Mario Baldassarri, che è uno dei pochi specialisti della finanza pubblica, che pratica la parr?sia e che ci aiuterà, con una profondità di pensiero e una chiarezza di linguaggio esemplari a penetrare un tema preliminare e che condiziona tutti gli altri, un tema che lui stesso ha denominato: “Il mistero della Finanza Pubblica”.

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