Ridisegnata l’origine antica dell’homo sapiens: in Marocco eccezionale scoperta

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in foto i fossili analizzati

di Salvatore Vicedomini

Che la nostra specie, Homo sapiens, si sia evoluta in Africa è risaputo sia dai dati genetici dell’uomo di oggi, che sia dalle informazioni emerse dai ritrovamenti fossili che si sono succeduti durante le innumerevoli ricerche svoltesi nel terzo continente più esteso della terra. La maggior parte dei ricercatori convengono che la nostra specie si sia evoluta da una popolazione di primati e che il genere Homo si sia differenziato dal genere Australopithecus  approssimativamente  più di 2 milioni di anni fa. Certamente la zona da cui si è originato appare essere l’intera terra continentale africana anche se molti ritrovamenti si sono concentrati in alcune zone distinte come Etiopia, Kenia, Tanzania e Sud Africa, quindi e forse, con una genesi non in un punto preciso dell’Africa, ma – come si conviene dire – di origine panafricana– ossia in diversi punti del continente africano che nel tempo sono stati sempre connessi tra loro durante l’evoluzione della nostra specie. Comunque sia , la specie Homo sapiens costituisce un tratto infinitamente piccolo della storia dell’evoluzione del nostro pianeta. Uno degl’ultimi punti di questo continente dove si avuto un’importante ritrovamento paleontologico di un antenato di Homo sapiens è stato nei pressi di Casablanca, in Marocco, dove sono venuti alla luce alcuni resti umani fossili ancora ben conservati. La scoperta è stata oggetto di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature dal titolo “Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage” e ha coinvolto, oltre il Centro di ricerca interdisciplinare in biologia del Collegio di Francia e l’Istituto nazionale marocchino di scienze archeologiche e del patrimonio del Marocco, sia il Dipartimento dei Beni Culturali di Bologna che Alma Mater StudiorumUniversità di Bologna. Per la parte italiana ha coordinato il lavoro il Prof. Stefano Benazzi che dirige il Bones Lab  Laboratorio di Osteoarcheologia e Paleoantropologia dell’Università di Bologna e Rita Sorrentino del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali . I reperti, esaminati dal team di ricercatori internazionali, potrebbero appartenere all’ultimo antenato comune degli esseri umani odierni, Neanderthal e Denisova e, vissuto circa 765-550 mila anni fa, datazione ottenuta usando il metodo della geomagnetica ad alta risoluzione, come ci conferma il professore bolognese : “ I fossili analizzati  provengono dalla Grotte à Hominidés, un luogo ubicato nell’area di Thomas Quarry I nelle vicinanze di Casablanca e considerata da tempo una zona molto ricca di depositi archeologici e paleontologici del Pleistocene. Essi presentano tratti arcaici che ricordano forme umane precedenti, ma anche tratti somatici successivi che  riconducono agli ominidi eurasiatici, ovvero tutto quello che si riscontra nel Neanderthal , Denisova e anche nel H. sapiens africano. Fondamentalmente- ha continuato Benazzi– ci siamo concentrati nello specifico in fossili che comprendevano due mandibole di persone adulte, alcuni denti isolati e vertebre, ovviamente appartenenti a individui differenti. La parte principale della ricerca è stata costituita proprio dalla datazione che è stata resa possibile in quanto i reperti si sono sedimentati precisamente durante un’inversione magnetica di polarità che sfrutta la variazione rapida della direzione e dell’intensità del campo magnetico e che, nel caso di questi fossili, corrisponde perfettamente a circa 773 mila anni fa. Altresì, si è arrivati a poter affermare con indiscussa certezza che questo ominidi non possono essere confrontati direttamente con esemplari di specie successive, come sapiens, Neanderthal e Denisova, che hanno già delle loro caratteristiche ben definite. Quindi, quest’analisi suggerisce che tali reperti appartengono presumibilmente ad una forma evoluta di Homo erectus, proprio come è accaduto per gli ominidi di età equiparabile rinvenuti in Spagna, denominato H. antecessor ; anche se le due popolazioni appaiono palesemente separate, indicando che possibili contatti devono essersi concretizzati in epoche anteriori. Di conseguenza-ha sottolineato il professore– questi ominidi sono da ritenersi un vero antenato comune, considerando che fossili di questo periodo cronologico sono rappresentati da pochissimi reperti a livello globale e, altrettanto rari sono i ritrovamenti di età antecedenti. Certamente – ha concluso il professor Benazzi – non esistono delle caratteristiche peculiari per poter considerare tali ominidi di questo periodo appartenenti a una specie ben definita come possono essere le forme nane del sudest asiatico (Homo floresiensis), ma un anello di congiunzione tra le forme arcaiche antecedenti e l’attuale Homo sapiens.” I risultati di questa ricerca evidenziano che la regione del Maghreb è da considerarsi fondamentale per studiare e capire l’evoluzione della nostra specie, consolidando di conseguenza la tesi di una discendenza africana anziché eurasiatica di H. sapiens.

in foto rilievi e stratigrafia della Grotta