Rifiuti, in Italia 56 tra termovalorizzatori e inceneritori: si smaltisce al Nord

51
in foto termovalorizzatore di Acerra

La gestione dei rifiuti è ormai diventata un enorme problema globale, tanto da entrare prepotentemente nella dialettica di governo con i contrari e i favorevoli agli inceneritori. Ma in questi giorni, anche mediaticamente, si sta facendo molta confusione parlando indistintamente di inceneritore e termovalorizzatore.Il primo è un impianto per lo smaltimento dei rifiuti che prevede la distruzione degli stessi tramite un processo di incenerimento. I rifiuti, però, devono essere organizzati, smaltiti e stoccati secondo norme precise, anche europee, che prevedono l’esclusione di materie che, bruciate, possano liberare fumi e scorie particolarmente tossiche: quindi devono essere rigorosamente trattate.
Ovviamente l’inceneritore produce fumi di combustione che per legge devono essere continuamente monitorati e filtrati in modo da garantire il minor impatto possibile sul territorio.Il termovalorizzatore può essere considerato l’evoluzione dell’inceneritore. Si tratta di un impianto per lo smaltimento di rifiuti solidi tramite l’incenerimento degli stessi e lo sfruttamento del calore sprigionato dalla combustione per generare energia elettrica. I rifiuti trattati in camera di combustione bruciano a più di 1000 gradi. Questo calore viene utilizzato per generare vapore che muove turbine che a loro volta generano energia elettrica immessa sulla rete.Gli impianti che bruciano rifiuti in Italia sono complessivamente 56, e per la maggior parte termovalorizzatori collocati al Nord (28 in tutto).
Per quanto riguarda il Centro Italia, il numero maggiore di termovalorizzatori è in Toscana (5 su 9). In Europa sono attivi 354 impianti termovalorizzazione/incenerimento in 18 nazioni. In alcune situazioni, impianti di questo genere sono da tempo inseriti in contesti urbani, ad esempio a Vienna, Parigi, Londra, Copenaghen. Paesi quali Svezia (circa il 45% del rifiuto viene incenerito), Svizzera (100% viene incenerito ), Danimarca (50%) e Germania (35%) ne fanno largo uso.Il Mezzogiorno che deve esportare l’immondizia ha appena 8 termoutilizzatori, di cui uno solo, quello di Acerra (Napoli), ha dimensioni efficienti. I più grandi d’Italia sono a Brescia (A2a, 880mila tonnellate l’anno) e Acerra (A2a, 600mila tonnellate l’anno). Di dimensioni industrialmente interessanti sono anche Milano (A2a), Torino (Iren), Parona Pavia (A2a), Padova (Hera), Granarolo Bologna (Hera), San Vittore del Lazio (Acea).Il 69% dei rifiuti italiani, secondo l’ultimo rapporto dell’Ispra, viene trattato al Nord, il 12% al Centro ed il 19% al Sud. Il dossier segnala che significative quantità di rifiuti prodotti nel Centro e Sud Italia vengono incenerite in impianti localizzati al Nord. La sola Lombardia, si spiega, riceve nei propri inceneritori, quasi 190 mila tonnellate di rifiuti prodotti nelle regioni Lazio, Campania, Puglia e Abruzzo. Dall’analisi dei dati regionali emerge infine che in Lombardia è incenerito il 34% del totale dei rifiuti urbani inceneriti a livello nazionale. Seguono l’Emilia Romagna (18%), la Campania (13%), il Piemonte (8%), il Lazio (7%), la Toscana (5%), il Veneto (4%), il Trentino Alto Adige il Friuli Venezia Giulia la Sardegna e il Molise (2%), Puglia, Calabria e Basilicata (1%).