Riflessioni sul Natale tra storie di presepi e nostalgia dell’assoluto

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MENTRE SI AVVICINA il Natale con il fastidioso frastuono che suscita segreti moti di stizza in coloro che ne vorrebbero vivere liberamente lo spirito, ho ripreso due libri che mi furono donati da Gianni Macchiavelli, e che erano stati pubblicati dalla M. D’Auria Editore che aveva rilevata nel 1980. Sono “Camminando nel presepe” di Bruno Forte e Pepi Merisio del 1989 e “Buon Natale” di Giuseppe De Luca del 1994. Entrambi sono ancora nel catalogo della casa editrice, fondata nel 1837 e che è ora diretta da Luca Macchiavelli, dopo la scomparsa del padre Gianni. Questa avvenne il 27 settembre 2014, proprio quando suoi amici immaginavano che egli, come ogni anno, stesse vendemmiando nella sua vigna d’Ischia. Fu lo stesso Gianni Macchiavelli a dare il titolo ed a comporre il volumetto di Giuseppe De Luca con articoli sul Natale che questi aveva pubblicato in giornali tra il 1924 ed il 1952. Nel 1933 De Luca, che fu anche editore, aveva notato che l’incanto del Natale era scomparso per tre quarti. A metà del Novecento notò che il Natale aveva lasciato una “sterminata ed accecante” tradizione che favoriva il soffermarsi su ciò che è esteriore al Cristianesimo, spendendovi tutta l’attenzione fino ad esaurirla. E che si era intenti in “auguri, doni, spese sopra spese, viaggi e spassi, lussi inconsueti” che non sono nell’essenza del Natale. Esso, essendo “la festa singolare tra le altre feste cristiane”, esige qualcosa di singolare: il ritornare alla gioia. Il Natale è la festa dell’intimità, della famiglia, del popolo, degli umili e dei poveri. Ma, nel centro delle città cristiane (ora ben poche si ritengono tali), “ci sono tanti poveri e il dolore è così abbandonato”. Ci sono poveri materiali ma bisogna anche pensare che “i poveri più poveri sono quelli a cui manca la gioia. Si può essere senza un soldo e aver gioia; si può star poco bene di salute e aver gioia; si può tribolare e aver gioia. I molti milioni, i molti piaceri, i molti onori, il molto potere non danno la gioia”. Questa gioia la si ritrova anche nel presepe settecentesco napoletano al quale è dedicato l’altro libro, che si conclude con un “inventario, per così dire, ideale, ma pur rigorosamente poggiato su fonti storiche documentabili” di Giuliana Boccadamo, che dal 1976 è stata la moglie di Gianni, curatore anche di questo libro. Quasi all’inizio del suo saggio, Bruno Forte scrive che con il Natale ovvero con la nascita del figlio di Dio in carne umana, “la nostalgia d’incontro fra l’Assoluto e la storia è finalmente appagata: la festa del molteplice ha trovato la sua unità e il suo senso, e gioisce di festa nuova e grande”. È questa gioia che ravviva le “umili e quotidiane storie degli uomini” che il presepe ci presenta intorno alla scena della Natività, mentre in alto gli angeli cantano la gloria di Dio ed augurano pace agli uomini di buona volontà. Per l’inizio dell’anno Gianni Macchiavelli donava ad amici e clienti un’agendina, illustrata dal 1990 al 2002 da bellissime fotografie di Pepi Merisio. Nel riprendere la serie di questi volumetti l’animo si riempie di nostalgia e di malinconia. Ricordano giorni di letizia e d’inquietudine, di speranze e di delusioni, che comunque sono irrimediabilmente passati. Ma i due libri sul Natale ci testimoniano che quello che avvenne a Betlemme non è passato, è sempre vivente e ci donano un nuovo “Buon Natale” da parte di Gianni Macchiavelli, anche ora che non è più nella sua antica bottega d’editore e di libraio.