Riforma degli appalti pubblici
Tuccillo: Così è incompleta

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I criteri di assegnazione degli appalti restano il grande nodo da sciogliere per cambiare definitivamente rotta rispetto al passato. Nell’intervista al Denaro il presidente dell’Acen (associazione I criteri di assegnazione degli appalti restano il grande nodo da sciogliere per cambiare definitivamente rotta rispetto al passato. Nell’intervista al Denaro il presidente dell’Acen (associazione dei costruttori edili di Napoli), Francesco Tuccillo, traccia un bilancio sulle novità del settore e chiede più coraggio per definire una riforma strutturale in grado di assecondare le esigenze delle imprese. Presidente, l’Acen ha organizzato il seminario “Novità in materia di Opere Pubbliche”. Da cosa nasce l’idea dell’approfondimento? Quest’anno sono stati emanati molti decreti – legge, tutti convertiti in legge, che hanno riscritto – per aspetti importanti – le regole in materia di lavori pubblici. Era dunque utile fare il punto della situazione per dare agli operatori del settore, messi in seria difficoltà da tale iperproduzione normativa, un quadro il più possibile chiaro dell’attuale situazione legislativa. Quali sono le principali novità? Le riforme hanno interessato specifici settori, con regole ad hoc volte a semplificare e ad accelerare. Mi riferisco, in particolare, agli interventi in tema di dissesto idrogeologico, di normativa antisismica e di messa in sicurezza degli edifici scolastici, oltre che di bonifica dei siti inquinati. Secondo lei, queste nuove regole incideranno sul mercato? Sicuramente. Si introduce una condizione di estrema urgenza, per così dire intermedia rispetto a quella prevista dall’articolo 57 del codice, che deriva da una ricognizione da parte delle singole stazioni appaltanti. Per tali interventi, di importo inferiore alla soglia comunitaria (circa 5 milioni di euro), è possibile il ricorso alla procedura negoziata senza che vi sia la precedente pubblicazione del bando di gara. Tale previsione desta più di una preoccupazione, perché c’è il rischio che si verifichi una riduzione delle procedure aperte, a discapito della concorrenza. C’è dell’altro? In merito alle concessioni autostradali è stata prevista la possibilità di apportare modifiche ai rapporti concessori in essere, anche mediante l’unificazione di tratte interconnesse, contigue ovvero tra loro complementari. Anche qui le preoccupazioni non mancano visto che la norma sottrae, di fatto, i nuovi rapporti concessori all’obbligo di affidamento con gara. E nella fase di gara cosa è cambiato? E’ stata introdotta una norma secondo la quale le stazioni appaltanti chiedono di regolarizzare le eventuali irregolarità nelle dichiarazioni rese in gara e, a fronte di ciò, l’impresa è tenuta al pagamento di una sanzione. Cosa ne pensa? Valuto positivamente l’introduzione di strumenti che tendano a superare i formalismi in gara. Però, trattandosi di una norma di semplificazione, appare irragionevole l’irrogazione in capo alle imprese della sanzione attualmente prevista. Sempre rimanendo nella fase della scelta dell’operatore economico cui aggiudicare l’appalto, cosa è mancato in queste riforme? Da anni si sta portando avanti una proposta tesa a limitare, per gli appalti di importo inferiore alla soglia comunitaria, il ricorso al criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Con precisione, se ne è chiesta la totale eliminazione, in favore del criterio del prezzo più basso preferibilmente con esclusione automatica delle offerte anomale, per i lavori di importo inferiore a 2.5 milioni di euro e, qualora l’importo sia tra tale somma e la soglia comunitaria, la limitazione ai lavori di particolare complessità. I decreti-legge recentemente emanati, che in alcuni punti hanno riscritto il Codice dei Contratti Pubblici, potevano essere un’utile occasione per rivedere in tal senso le regole sui criteri di aggiudicazione. Purtroppo, si è trattato di un’occasione mancata. Anche lo svolgimento del contratto, e quindi il delicato iter della realizzazione delle opere pubbliche, è coinvolto nella riforma? Sì, in materia di varianti in corso d’opera è stato previsto che, a seconda dell’importo dell’intervento, debbano essere trasmesse all’Anac per le valutazioni e gli eventuali provvedimenti di competenza o che vengano comunicate all’Osservatorio dei contratti pubblici, tramite le sezioni regionali. In caso di inadempimento, per tale ultima ipotesi, sono previste sanzioni. Condivide questa soluzione? Ben vengano, come sempre, i controlli; ma la variante è un istituto previsto dal Codice dei Contratti Pubblici laddove si verifichino alcune, tipiche, evenienze dopo la stipula del contratto. Non è dunque un elemento distorsivo nella fase di esecuzione del contratto; piuttosto è preordinato al superamento di criticità e imprevisti. Pertanto, qualora ne ricorrano le condizioni e vi siano i presupposti previsti dalla norma, non dovrà subentrare alcuna reticenza da parte degli organi tecnici a fare ricorso alla stessa variante.

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