Riforma della giustizia civile Ecco le proposte dell’Anai

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Ridurre di un terzo la durata dei processi e dimezzare il carico giudiziario sono proposte meritevoli di attenzione. Speriamo non restino solo annunci”. Così Ridurre di un terzo la durata dei processi e dimezzare il carico giudiziario sono proposte meritevoli di attenzione. Speriamo non restino solo annunci”. Così Maurizio De Tilla, presidente dell’Associazione Nazionale Avvocati Italiani, sulla riforma della giustizia civile. “Il processo telematico è agli inizi” spiega “con ritardi e difficoltà. Sono stati tagliati trecento milioni di euro al nostro settore perché destinati al bonus da inserire nelle buste paga degli italiani, i famosi ottanta euro. Questo, ovviamente, provoca ulteriori ritardi e problemi”. Oltre alla richiesta di maggiori incentivi, l’Anai ha delle proposte concrete per lo snellimento delle pratiche e delle cause. “Si devono fornire i tribunali dei mezzi necessari affinché il processo telematico diventi effettivo” spiega De Tilla. “Per ora è come se non esistesse. Riguarda solo i decreti ingiuntivi ma in realtà chi ne ha bisogno deve comunque andarsi a cercare le carte. In alcuni uffici dopo due mesi si è ancora in attesa di una risposta”. A Napoli questo percorso è iniziato ma, come nel resto d’Italia, va molto a rilento. La Campania, inoltre, è tra le regioni con il maggior numero di cause in Italia e la chiusura di molti uffici non ha aiutato. “Si dovrebbero sanare i guasti che l’accorpamento di alcuni tribunali ha comportato” prosegue De Tilla. “Andrebbe ripristinato il tribunale di Sala Consilina e riesaminato il rapporto tra quello di Napoli e quello di Napoli Nord, ovvero di Aversa, che non funziona come si deve”. Sull’idea di accorciare le ferie estive dei giudici, proposta dal governo di Matteo Renzi, l’Anai non è d’accordo: “Bisognerebbe rendere produttivo il lavoro dei giudici durante tutto il resto dell’anno. Il giudice non è legato ad orari di lavoro e, anche se l’accorciamento delle ferie fosse imposto, si troverebbe a lavorare in una struttura giudiziaria in massima parte carente e non idonea. Si potrebbe, piuttosto, dare incentivi a chi produce di più. In Campania un giudice, se lavora bene, impiega un anno a chiudere una causa, se lavora male o è sovraccarico di lavoro, ne impiega tre”. Un’altra idea riguarda la media conciliazione obbligatoria, da sostituire, secondo l’Anai, con la negoziazione assistita. La procedura, secondo De Tilla, è abbastanza semplice: “Si invia una lettera raccomandata alla controparte con tutte le modalità previste dalla legge. In assenza di una risposta tempestiva o negativa, si procede con la causa. In caso di riscontro positivo, invece, si inizia una trattativa che potrebbe concludersi con un accordo siglato dagli avvocati. Se si vuole fare qualcosa di efficace bisogna rendere attiva questa procedura a tutte le materie oggi comprese nella mediazione obbligatoria, con abrogazione di quest’ultima o come alternativa ad essa. Si tratta di una proposta concreta e facilmente attuabile, senza costi e senza orpelli” conclude De Tilla, “che segnerebbe un reale cambiamento di rotta”.