Rigenerazione urbana e riqualificazione sociale, così le pratiche virtuose fanno la differenza

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Rigenerazione urbana e riconversione sociale al centro dell’incontro organizzato presso il Centro Europe Direct LUPT “Maria Scognamiglio” di Napoli. Il dibattito, coordinato da Giusy Sica, responsabile del settore Europrogettazione, Foundraising e sviluppo locale del Centro Europe Direct LUPT “Maria Scognamiglio”, è stato aperto dal professore Guglielmo Trupiano, direttore del Centro Europe Direct “Maria Scognamiglio”. Di seguito gli interventi di Stefano Consiglio, direttore del Dipartimento di Scienze Sociali dell’università Federico II di Napoli, Emanuela Coppola e Ondina Cafiero del Dipartimento di Architettura dell’ateneo federiciano. “La trasformazione urbana è un grande strumento di integrazione – spiega Trupiano – soprattutto se vista in un’ottica di accoglienza. Noi come LUPT siamo al fianco delle iniziative che, partendo dai contesti urbani, mirano a migliorare le condizioni sociali della popolazione. In questo – aggiunge il professore – un ruolo decisivo lo giocano le istituzioni, che devono comprendere la forza di questi interventi e puntare sulle buone pratiche già sperimentate per investire su una nuova e migliore conformazione dei tessuti urbani”. Per Trupiano “questo è un tema strategico, soprattutto al Sud, dove abbiamo riscontrato una evidente disattenzione verso i fenomeni di rigenerazione e riqualificazione urbana oltre che di coesione economica, sociale e territoriale”. Giovanni Allucci, presidente del Consorzio Pubblico Agrorinasce, presenta invece il progetto di recupero del polo conosciuto come La Balzana, a Santa Maria La Fossa (Caserta). “E’ uno dei più grandi beni confiscati alla criminalità organizzata – racconta – e lì realizzeremo un grande centro agroalimentare per la cura e la promozione dei prodotti tipici locali. Un primo finanziamento, del valore di 15 milioni di euro, è stato già assegnato e ci consente di avviare i lavori. Parliamo di un borgo agricolo degli anni ’40 senza opere di urbanizzazione ma dal grande fascino”. Spazio poi all’architetto e imprenditore Antonio Martiniello, ceo KellerArchitettura. “Il mio modo di vedere questa tematica è incentrato sul recupero di parti di città mediante il coinvolgimento degli abitanti. E qui si innesta il discorso della riconversione sociale, che a mio modo di vedere è possibile solo se si dà dignità all’uomo mediante le opportunità occupazionali. A Napoli siamo riusciti a lavorare in questa direzione, recuperando e trovando un mercato per mestieri artigianali di grande tradizione”. E di occupazione e formazione ha parlato Daniele Tancredi Piparo, direttore della Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri – Milano (SIAM 1838 ). “Qualificazione e riqualificazione del capitale umano – dice – sono aspetti strategici per poter parlare di riconversione sociale dei territori. Insieme alla Federico II e al Centro Europe Direct LUPT di Napoli abbiamo siglato un accordo che prevede l’istituzione dell’Osservatorio per la valorizzazione e tutela dei mestieri tradizionali e il Centro per la diplomazia culturale”. Michele Palumbo e Fulvio Giannotti, invece, hanno illustrato lo studio “Urban Glitch – Alterazioni del patrimonio storico napoletano”, un viaggio attraverso le modifiche urbanistiche non autorizzate della Napoli storica. “Abbiamo analizzato tutti questi interventi operati dagli abitanti cercando di capirne le ragioni, in molti casi anche aprendo un dialogo diretto con i cittadini, e da qui siamo andati alla ricerca di ipotesi di compatibilità di questi interventi con il contesto del Centro Storico di Napoli, che dal 1995 è patrimonio Unesco”.