Rilancio Botteghe storiche, la parola passa ai Comuni

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Negozi storici: dopo il disco verde della Giunta regionale della Campania al regolamento che individua i criteri per la rilevazione delle botteghe d’arte e degli antichi mestieri nonché delle imprese storiche Negozi storici: dopo il disco verde della Giunta regionale della Campania al regolamento che individua i criteri per la rilevazione delle botteghe d’arte e degli antichi mestieri nonché delle imprese storiche ultracentenarie da inserire in appositi elenchi, ora tocca ai Comuni. Perché i contributi previsti dalla legge possano essere effettivamente concessi, sarà, infatti compito degli enti locali attivarsi per rendere possibile il censimento dei negozi con i requisiti di legge, tali da poter essere inseriti negli elenchi e accedere così alle agevolazioni. “Speriamo si muovano in fretta – è l’appello di Luciano Schifone, numero uno del Tavolo di partenariato e promotore del provvedimento insieme al collega Giuseppe Maisto, del Gruppo Caldoro Presidente –. Per la crescita della nostra economia ma anche in difesa dell’identità, della tradizione e della cultura campane”. Per rilanciare le botteghe storiche la Regione attiverà i servizi e organizzerà attività necessarie alla diffusione, promozione e valorizzazione dei locali operando in una logica di sistema “volta – spiega Scihifone – a privilegiare gli strumenti concertativi”. Requisiti Ma quali sono i requisiti per l’iscrizione agli elenchi comunali? Per i “locali a rilevanza storica”, è necessario si tratti di immobili di particolare pregio architettonico in edifici di almeno cinquant’anni tutelati da vincolo apposto dalla Sovrintendenza ai beni culturali. Nell’elenco dei “negozi a rilevanza storica”, invece, potranno essere ammesse le attività commerciali che si svolgono da almeno cinquant’anni nella stessa struttura e dello stesso genere merceologico. Per le “botteghe d’arte e degli antichi mestieri” è necessario si tratti di attività artigianali dedite da almeno cinquant’anni alla produzione di oggetti tradizionali di alto valore estetico e al restauro di oggetti di antiquariato o da collezione. Requisito comune a tutte le tipologie è il collegamento funzionale e strutturale dei locali e degli arredi con l’attività svolta, capace di dare il senso del radicamento nel tempo dell’attività svolta e la presenza nei locali, negli arredi, sia interni che esterni, di elementi, strumenti, attrezzature e documenti di particolare interesse storico, artistico, architettonico, ambientale e culturale, o particolarmente significativi per la tradizione e la cultura del luogo, visibili al pubblico. Iscrizione La domanda di iscrizione all’elenco deve essere compilata utilizzando l’apposito modulo predisposto dal Comune, su modello definito dalla Regione Campania. La richiesta va sottoscritta dall’attuale titolare dell’esercizio e controfirmata dal proprietario dell’immobile. Censimento “Con questo intervento intendiamo promuovere una realtà produttiva preziosa come quella delle botteghe di antica tradizione. Un tessuto che va preservato e rilanciato perché rappresenta un patrimonio storico e culturale di straordinaria importanza e costituisce un importante attrattore turistico”, spiega Fulvio Martusciello, consigliere alle Attività produttive e Sviluppo economico del presidente Stefano Caldoro. I contributi per il recupero e la valorizzazione di queste attività sono definiti dall’articolo 4 della legge regionale11/2014, ma per la fase di start up tutte le risorse disponibili sono destinate unicamente alla partecipazione della Regione alle spese dei Comuni per avviare i censimenti. A partire dal prossimo anno, invece, la Regione provvederà a stanziare un apposito fondo in Bilancio per erogare contributi che in ogni caso non potranno superare il 50 per cento delle spese effettivamente sostenute dai titolari oppure dai gestori degli esercizi e delle imprese iscritte negli elenchi, con un tetto massimo di 10mila euro ad impresa.