Riorganizzazione della Nato, l’incerto futuro della base di Napoli

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I Giochi Invernali, oramai in pieno svolgimento, stanno facendo da sfondo anche a colloqui testa a testa. Stanno avvenendo tra chi, presente in quel contesto, riesce a utilizzare i ritagli di tempo tra una prestazione e un’altra degli atleti, per conversare faccia a faccia con un suo omologo. L’usanza affonda le radici in tempi remoti e, quali che siano stati gli argomenti trattati nel loro corso, i risultati, il più delle volte, sono venuti alla luce. La parte positiva degli stessi ha contribuito, a volte, a far si che si riuscisse a dare la svolta determinante per la chiusura di una trattativa in corso. Intanto hanno iniziato a farsi avanti gli sherpa deputati alla riorganizzazione della NATO, seguendo le linee guida della Casa Bianca. Le stesse che dovrebbero portare al completamento di quel rinnovo di quell’ente. Del resto al momento storico della sua creazione, subito dopo la fine della guerra, cioè nella seconda metà degli anni ’40, i problemi sul tavolo erano di gran lunga più gravi e in numero superiore di quelli attuali. Una considerazione viene subito alla mente. Che la spaccatura attuale tra USA e UE si stia avvicinando a un punto più che delicato, è ormai innegabile. Senza velleità di ipotecare il futuro traendo dai fatti in discussione conclusioni affrettate, la prima operazione di riorganizzazione della NATO consiste nel consegnare il comando delle operazioni di ciascuna delle basi in Europa alle nazioni che attualmente le ospitano, tra essi l’ Italia. Ancora troppo presto per commentare l’accaduto, salvo a aggiungere, con la perplessità del caso, che la Base Nato di Napoli sta per consegnare le chiavi a Roma.
Che ne sarà delle infrastrutture realizzate in quel golfo, viste e riviste in diversi film, non è dato saperlo.