Ripensare il rapporto tra terra, cibo e persone: la rivoluzione agricola parte da Napoli

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Dal 25 giugno (ore 18) apre a Napoli, in piazza Salvatore Di Giacomo 126/127, Manifesto Agricolo, progetto che si definisce fin dall’inizio come un cambio di prospettiva: non un negozio, non un ristorante, ma un tentativo di ripensare il rapporto tra persone, agricoltura e futuro.

Il nuovo spazio resterà aperto con orario continuo 8:30-20:30 per tutta la settimana.

Il progetto e la visione

In un contesto in cui il cibo è sempre disponibile, fotografato e consumato, il rischio è che diventi invisibile ciò che lo precede: la terra, le stagioni, il lavoro agricolo, le mani che coltivano e le scelte che determinano il futuro dei territori.

Da questa consapevolezza nasce Manifesto Agricolo, che si presenta come una dichiarazione d’intenti: restituire al cibo il suo valore culturale, umano, ambientale e sociale.

«Perché ogni volta che scegliamo cosa mettere nel piatto, stiamo scegliendo anche quale modello agricolo sostenere, quale economia alimentare alimentare, quale rapporto instaurare con il territorio», affermano i promotori.

Secondo il progetto, crisi climatica, perdita di fertilità dei suoli, riduzione della biodiversità e distanza tra città e campagne non riguardano solo il mondo agricolo, ma l’intera società.

Il cibo come cura

Il principio guida è sintetizzato nello slogan: “Il cibo come cura. Dalla terra alla tua tavola”.

Manifesto Agricolo nasce dall’esperienza di Radici a Stoccolma e approda a Napoli con l’obiettivo di costruire un ecosistema che connetta produttori, consumatori e territorio.

Radici è stato il primo marchio in Europa a ottenere la certificazione Regenerative Organic Certified® per la propria filiera agricola, riconoscimento legato a pratiche di rigenerazione dei suoli, tutela della biodiversità e valore sociale dell’agricoltura.

Accanto alla vendita di prodotti agricoli, il progetto include un laboratorio che trasforma ingredienti stagionali in preparazioni, dolci e piatti pronti, seguendo il percorso dalla terra alla tavola.

È prevista anche una piattaforma virtuale con funzione culturale e narrativa per raccontare ciò che resta fuori dagli scaffali: persone, stagioni, lavoro e processi produttivi.

Una filiera visibile

Per Manifesto Agricolo nessun prodotto è isolato.

«Ogni ortaggio, ogni formaggio, ogni pane, ogni olio porta con sé una storia fatta di territorio, competenze, responsabilità e relazioni umane», spiegano i promotori.

Il progetto mette al centro agricoltori, allevatori, pescatori, trasformatori e produttori, con l’obiettivo di restituire visibilità a chi rende possibile il cibo quotidiano.

La sfida dell’agricoltura rigenerativa

Al centro della visione c’è l’agricoltura rigenerativa. Un approccio che ribalta la logica dell’agricoltura industriale: non sfruttare il suolo, ma restituire più di quanto si preleva.

Rigenerare significa aumentare la fertilità naturale dei terreni, favorire biodiversità, migliorare la capacità del suolo di trattenere acqua e carbonio, ridurre erosione e rafforzare la resilienza degli ecosistemi.

Il principio riguarda anche la zootecnia, attraverso pratiche di pascolo responsabile e sistemi produttivi capaci di contribuire al ripristino degli equilibri naturali.

L’obiettivo dichiarato non è solo ridurre l’impatto ambientale, ma generare un effetto positivo: «Non basta fare meno danni. Occorre generare più vita».

Perché Napoli

La scelta di Napoli non è casuale. La città è descritta come una delle capitali culturali del Mediterraneo, con un rapporto profondo e identitario con il cibo, che qui è linguaggio, memoria e appartenenza.

Dalle campagne del Golfo alle aree interne, dalla tradizione contadina alle comunità marinare, il cibo è sempre stato un punto di incontro tra natura, lavoro e vita quotidiana.

«È qui che prodotti diventati simboli nel mondo, dal pomodoro alle paste artigianali, dagli ortaggi delle pianure campane ai formaggi delle aree interne, hanno trovato terreno fertile non solo per crescere, ma per diventare cultura», raccontano i soci del progetto.

Oggi, però, emerge una nuova sfida: recuperare consapevolezza sull’origine del cibo e sul lavoro che lo rende possibile.

Non è solo spesa

La campagna di lancio ruota attorno a una frase: “Non è solo spesa”.

Non è solo spesa. È sapere da dove arriva ciò che si mangia. È riconoscere il tempo della terra. È scegliere un pomodoro non per la perfezione estetica, ma per la sua storia, la sua stagione, il lavoro che lo ha reso possibile.

Il progetto introduce anche il segno “MA:”, elemento identitario che rappresenta una pausa e un cambio di prospettiva: un invito a rileggere il quotidiano attraverso il cibo.

Un manifesto pubblico sul futuro del cibo

Dal 25 giugno 2026, Manifesto Agricolo apre le sue porte fisiche e simboliche.

Ma l’obiettivo non è soltanto commerciale: è aprire una domanda pubblica.

In un’epoca segnata dall’emergenza climatica e dalla necessità di ripensare il rapporto tra uomo e natura, quale ruolo può avere il cibo nel costruire un futuro più giusto e consapevole?

Manifesto Agricolo nasce da qui: dalla terra, dalle persone e da un gesto quotidiano come la spesa.

Perché la rivoluzione, suggerisce il progetto, non passa necessariamente da grandi gesti, ma da ciò che si decide ogni giorno di portare a tavola.