Riscaldamento domestico tra le principali fonti di inquinamento

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Roma, 30 ott, – (AdnKronos) – Non solo traffico e industrie. Anche il riscaldamento domestico, soprattutto a biomasse, è una delle principali fonti di inquinamento. A lanciare l’allarme, in vista delle prossime accensioni invernali, è Andrea Arzà, amministratore delegato Liquigas e vicepresidente Assogasliquidi, secondo cui è necessario promuovere soluzioni più pulite come Gpl e Gnl.

Solo in Lombardia, spiega Arzà, “la combustione della legna rappresenta una delle principali fonti di particolato insieme al traffico, essendo responsabile, secondo i dati di Arpa Lombardia del 25% delle emissioni regionali. Nel settore civile inoltre le biomasse rappresentano la quasi totalità delle fonti di emissioni inquinanti, oltre il 99%”.

Lo “Studio comparativo sulle emissioni di apparecchi a gas, GPL, gasolio e pellet ed effetto dell’invecchiamento” realizzato da Innovhub, Stazione sperimentale della Camera di Commercio di Milano per conto di Assogasliquidi, ha evidenziato una marcata differenza fra le emissioni inquinanti dei vari combustibili.

Ad esempio, spiega Arzà, “se prendiamo in considerazione il PM, emerge come il gasolio emetta quantità largamente maggiori di questo inquinante rispetto al gas. Le emissioni del gasolio sono superate a loro volta da quelle del pellet e della legna, quest’ultima riporta in assoluto il risultato peggiore”. Per quanto concerne gli Ipa, con specifica attenzione al Benzo(a)Pirene come specie di riferimento, “ i valori più alti, in questo studio, sono stati misurati sul pellet, benché valori estremamente più elevati siano riportati per la legna”.

I rischi per la salute. “Ogni anno – ricorda l’ad di Liquigas – l’inquinamento atmosferico provoca nell’UE circa 400.000 decessi prematuri e comporta diseconomie legate alla salute per centinaia di miliardi di euro. La situazione risulta particolarmente grave in Italia che registra, secondo gli ultimi dati dell’Aee, il maggior numero di morti premature d’Europa dovute all’inquinamento: circa 91 mila, di cui in particolare 66.630 attribuibili all’esposizione al PM2.5, 21.040 al diossido d’azoto e 3.380 alle alte concentrazioni di ozono”.

Questa fotografia, sottolinea Arzà, “dimostra come l’emergenza legata alla qualità dell’aria debba essere affrontata favorendo la diffusione di fonti pulite, promuovendo la sostituzione degli impianti più inquinanti e limitando il sostegno ad energie che hanno ormai dimostrato la propria pericolosità per l’ambiente e la salute. In questo quadro, Gpl e Gnl rappresentano i migliori combustibili per sopperire alle esigenze energetiche delle zone non raggiunte dalla rete del metano”.

Si parla, spiega Arzà, “di oltre 1300 Comuni in Italia in cui vivono 4 milioni di persone e in cui molto spesso si fa uso di fonti inquinanti come gasolio e pellet. Gpl e Gnl sono combustibili puliti, caratterizzati da emissioni ridotte di sostanze inquinanti, soprattutto PM10 e PM2,5; inoltre non comportano rischi di contaminazione del suolo, del sottosuolo e delle falde acquifere sotterranee e non producono rifiuti dannosi. Per questo possono giocare un ruolo fondamentale nel sostenere il fabbisogno nazionale di energia in questa importante fase di transizione verso la low carbon economy”.

Quanto ai cittadini, “è necessario che loro acquistino maggiore consapevolezza degli effetti delle proprie scelte energetiche sulla qualità dell’aria che respiriamo e quindi sulla nostra salute. Ad esempio, nonostante il pellet sia una fonte rinnovabile molto incentivata presenta criticità che devono senza dubbio essere prese in considerazione. La filiera di produzione, gli alti livelli di emissioni di polveri sottili e altri inquinanti generati dalla combustione contribuiscono a rendere il pellet una fonte non sostenibile”.

È dunque, conclude Arzà, “importante favorire una presa di coscienza sui rischi per l’ambiente e per la salute. Naturalmente oltre alla sensibilizzazione è opportuno che a tutti i livelli vengano prese misure concrete per sostenere, anche a livello economico, i cittadini in questo processo”.