Risorse Feasr 2021-2022: la proposta di riparto delle Regioni del Nord penalizza lo sviluppo rurale del sud

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in foto Nicola Caputo

di Nicola Rivieccio

Le Regioni del Mezzogiorno fanno fronte comune per evitare di essere penalizzate nella ripartizione delle risorse rese disponibili dal regolamento transitorio per le annualità 2021 e 2022 ai sensi del Regolamento (UE) 2020/2220 del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).
Il Fondo strutturale dell’Unione Europea è destinato a finanziare i programmi di sviluppo rurale (PSR), in regime di cofinanziamento con gli Stati membri, con l’incentivazione delle attività agricole ed aree rurali, attraverso linee di agevolazione specifica per varie categorie di investimenti.
La ferma presa di posizione è stata motivata, nel corso della discussione tenuta in seno alla Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, dalla fuga in avanti delle Regioni del Nord nel rivedere in maniera infondata la ripartizione delle risorse sulla base di pochi e semplici criteri esclusivamente collegati al parametro della competitività.
“La Campania e le regioni del Mezzogiorno respingono la proposta delle regioni del Nord. L’Agricoltura del Sud non può pagare un prezzo così alto nel riparto delle risorse FEASR.” – ha affermato l’Assessore regionale all’Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo a margine dell’incontro.
“La ripartizione delle disponibilità finanziarie FEASR rese disponibili dal regolamento transitorio per le annualità 2021 e 2022 devono essere allocate alle regioni e province autonome secondo i medesimi criteri utilizzati nell’attuale periodo di programmazione. Il criterio di riparto presentato dal blocco delle 15 Regioni del Nord è fortemente sperequativo perché non solo avvantaggia fortemente queste regioni ma, soprattutto, perché non è coerente con gli obiettivi della politica dello sviluppo rurale. Con i colleghi delle Regioni Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia ed Umbria” – ha evidenziato inoltre l’Assessore Caputo – abbiamo infatti ritenuto opportuno riaffermare il criterio storico per la ripartizione dei Fondi FEASR per il prossimo biennio, perchè coerente con le decisioni assunte nel passato, con la ripartizione effettuata dall’Europa tra gli Stati membri e con il sistema dei conti pubblici territoriali. Se si vuole discutere dei nuovi criteri – ha concluso Caputo – noi non ci sottrarremo, ma questa discussione andrà fatta a partire dal 2023 e comunque nel più generale contesto di tutta la Politica Agricola Comune, primo pilastro e tasso di cofinanziamento nazionale”.
Ora le proposte di riparto saranno al vaglio della Conferenza dei Presidenti di Regione.
La posizione assunta dalle Regioni meridionali è motivata in coerenza con le finalità del fondo e della politica di sviluppo rurale che, evidenzia l’Assessore Regionale all’Agricoltura della Campania Nicola Caputo, “riflette una corretta attenzione alle ragioni della sostenibilità dello sviluppo economico e sociale nonché al riequilibrio territoriale attribuendo alle Regioni in convergenza il 48% delle risorse europee ed il 41% del totale della spesa pubblica, in conformità con i criteri in base ai quali la stessa Unione Europea ha ripartito i fondi FEASR tra gli Stati membri.” Una linea di principio necessaria per evitare distorsioni a livello di spesa pubblica, ma, soprattutto, in conformità con il sistema dei Conti Pubblici Territoriali. Nell’ultimo ventennio – viene rilevato – la ripartizione della spesa pubblica ordinaria tra le diverse macroaree del Paese risulta chiaramente sbilanciata a favore del Centro-Nord che riceve una quota superiore di circa 9 punti percentuali rispetto alla popolazione dell’area. In particolare, nel periodo 2000-2017 nel Centro-Nord la quota delle spese ordinarie risulta pari al 73,4 per cento, quindi di quasi 9 punti percentuali superiore alla popolazione dell’area, che nel medesimo periodo risulta pari al 64,9 per cento. Nello stesso periodo la quota di risorse ordinarie effettivamente erogata nel Mezzogiorno è stata pari mediamente al 26,6 per cento, che scende al 23,9 per cento se si considera solo l’ultimo triennio, al di sotto della rispettiva quota di popolazione – pari al 35,1 per cento nella media dell’intero periodo. La quota di risorse risulta, quindi, palesemente lontana dall’obiettivo del 34% fissato dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18 avente ad oggetto ‘gli interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale’, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno. La conseguenza è che le spese aggiuntive, comprendenti i fondi SIE, che pure dovrebbero avere l’obiettivo di ridurre le distanze tra le macroaree, rivestono nel Mezzogiorno il ruolo di risorse sostitutive e non più integrative. All’interno di tale quadro, l’indebolimento di un’importante posta delle spese aggiuntive, rappresentata per il Mezzogiorno dalle risorse Feasr, appare assolutamente contraria anche agli obiettivi costituzionali, di cui all’art. 119, comma 5, della Costituzione, di sostenere questa parte del Paese nel recupero difficile di un divario che la crisi Covid ha ulteriormente accentuato.