“Rispetto”, manifesto politico per fare dell’Italia un grande paese

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Nel terzo millennio l’Italia è ancora di destra e di sinistra, come 73 anni fa quando uscivamo da una guerra civile e ci guardavamo in cagnesco. Allora qualche rancore era comprensibile, ma non più adesso. Con un simile ritardo politico e culturale è normale che non ci sia progresso sociale, l’economia ristagni e la corruzione dilaghi assieme a disperazione e sconforto.

I fantasmi del passato – destra e sinistra – ci hanno messo gli uni contro gli altri per sfruttare le nostre passioni. Inoltre, c’è bisogno di una forte immissione di cultura. Infatti, perché non capissimo, ci hanno tenuto finora nella più profonda ignoranza. Pur godendo di una pace fortunatamente stabile e duratura, è come se fossimo sempre in guerra tra noi. Se continuiamo a litigare non può cominciare alcuna ricostruzione né ripresa economica. È necessaria una rapida evoluzione, se no, non ci sarà futuro. È ora di proclamare una pacificazione nazionale. Dobbiamo superare i vecchi schemi per moralizzare il paese, farlo crescere culturalmente e frenare corruzione e degrado, utilizzando gli italiani migliori, che non fanno politica e che, anzi, da giovani, debbono emigrare per realizzarsi.

La destra esiste per proteggere gli interessi del capitale, la sinistra quelli del lavoro. Sono vecchi concetti da seppellire assieme alla lotta di classe che ne deriva. Il capitale è importante quanto la mano d’opera e vanno rispettati e tutelati entrambi. Gli imprenditori sono utili quanto i lavoratori, i commercianti quanto i professionisti, i proprietari di appartamenti quanto gli inquilini, gli istituti di credito quanto quelli di previdenza. Se onesti e laboriosi, sono tutti complementari tra loro, perché ognuno ha bisogno dell’altro. Sia il marxismo sia le teorie opposte adesso sono anacronistici. Releghiamoli nella Storia per concepire un format più adeguato alle esigenze della società odierna.

Ecco perché nasce “Rispetto”, movimento di pensiero costituito da persone di buonsenso, che credono nella solidarietà come supporto indispensabile per l’evoluzione del Paese.

Purtroppo anche quando non c’è crisi e tutti vivono nel benessere, certe categorie sociali fanno più fatica di altre, quindi è giusto e umano sostenerle. Pensiamo a protestati, usurati, falliti, ex carcerati, disabili, sempre ingiustamente discriminati dalla società e persino da certe istituzioni, talvolta per tutta la vita. Sono in difficoltà anche disoccupati, cassintegrati e chi percepisce una misera pensione di vecchiaia. Dobbiamo aiutare pure chi sta lottando per tenere in vita la propria azienda e far tornare i cervelli in fuga, le nostre eccellenze che arricchiscono i paesi in cui emigrano.

Ognuno deve potere acquistare un appartamento dove vivere, come un tempo era consentito ai nostri genitori. Dissuadiamo gli imprenditori dal produrre all’estero o dall’impiantare altrove la sede legale perché in patria le tasse sono troppo onerose. Questa non è la giusta strategia per aiutare l’Italia a ripartire. È come se, scoppiando a casa un incendio, anziché cercare di spegnerlo, ci trasferissimo in albergo. Forse sarà necessaria una riforma culturale del capitale, perché venga inteso come strumento di produzione e ricchezza sociale, non solo di profitto individuale.

È la mancanza di comprensione reciproca la causa di molti guai. C’è chi è più intelligente, ricco, aristocratico, bello, sano, intraprendente e nessuno deve privarlo di quelle doti. Perché, non avendo la natura creato l’umanità tutta uguale, è giusto che anche la società ne riproduca le differenze. Ma chi non possiede alcun talento va protetto e aiutato ugualmente

Rispetto è per uno Stato autorevole che tuteli la libertà di tutti. Se no, la democrazia non esiste per nessuno. Vogliamo abolire i privilegi e premiare i meriti per creare una vera scala dei valori e, quindi, una nuova prospettiva politica. Basta con le discriminazioni. Non ci debbono più essere eterosessuali contro gay, giovani contro anziani, uomini contro donne, cittadini contro immigrati, poveri contro ricchi. Tutti hanno il diritto di essere come sono.

Uniti e solidali combatteremo l’arroganza, le prevaricazioni, la violenza, la corruzione, i soprusi, la prepotenza, gli stereotipi, l’emarginazione, le ingiustizie sociali e soprattutto la menzogna. Siamo contro gli sprechi purché il risparmio non sia a discapito delle garanzie istituzionali, non si taglino i servizi e, quindi, non aumentino i disagi per i cittadini. Siamo per una riduzione delle tasse, ma anche contro l’evasione fiscale che è un crimine contro la società. Vogliamo aiutare gli italiani a non evaderle e godere interamente dei fondi europei che ci spettano.

Siamo contro imposte patrimoniali, ma auspichiamo che chi ne ha le possibilità aiuti i meno fortunati. Rinuncerà forse a un po’ di denaro, ma renderà migliore il futuro dei propri figli. Senza interferire nel lavoro abituale delle forze dell’ordine, la lotta alla criminalità consisterà soprattutto nel cercare di evitare che – grazie a una scuola più efficiente e attenta – la seconda generazione emuli il clan familiare.

Credendoci impotenti, siamo rassegnati a subire qualsiasi disastro economico e sociale. Invece, la democrazia è regolata dal voto dell’elettore, un’arma di cui finora abbiamo sottovalutato il valore. Ma dobbiamo utilizzarlo bene, votando per chi ci rassomiglia, che è come votare per se stessi. Se non fossimo uno contro l’altro – perché di destra o di sinistra – potremmo decidere assieme e più serenamente chi delegare a rappresentare le nostre famiglie e il loro avvenire, scegliendo chi considera la politica una missione senza alcun interesse personale. L’Italia è un grande Paese dalle enormi risorse che vengono bloccate da una politica antiquata e dall’assenza dello Stato.

Un tempo anche chi non aveva studiato dava col proprio pensiero un contributo di saggezza alla società, perché pensare è un istinto dell’uomo. Non è necessario essere colti né particolarmente intelligenti. Adesso, però, rabbia e difficoltà economiche limitano la nostra capacità di capire e decidere. Per non farci derubare del voto e, quindi, della vita, basta riflettere con amore e serenità. Dobbiamo tifare soprattutto per il futuro della nostra famiglia e, magari, anche per la squadra del cuore, ma non per un partito. Che senso ha farne la difesa esasperata essendo evidente che falliscono la loro missione dato che quel ciclo storico è ormai concluso?

Rispetto è la nuova formula politica del terzo millennio, che non servirà solo all’Italia. La esporteremo in Europa, per rinnovare anche quell’istituzione e tornare a essere il Paese leader che eravamo. Faremo in modo che questa grande società di pace e benessere – purtroppo non sapendo gestirla, la sottovalutiamo – venga periodicamente aggiornata e soprattutto divulgata. Nessuno ne ha mai modificato le regole da quando fu creata, né si è cercato di diffonderne l’utilità. Solo quando la conosceremo bene e prenderemo coscienza degli enormi vantaggi che procura, ne saremo orgogliosi e, pur mantenendo ognuno la propria identità nazionale, ci sentiremo tutti cittadini di uno stesso paese.

Le conquiste si ottengono con la solidarietà e il rispetto reciproco, non con l’aggressività, le bugie, l’avidità, l’egoismo, la volgarità, il raggiro e la prevaricazione dei deboli. Né, meno ancora con la soppressione dell’euro, per la nostra incapacità di farlo fruttare. La moneta non ha colpe, essendo soltanto uno strumento della politica. Il ritorno alla lira non cambierebbe nulla. Anzi, sarebbe la fine del benessere – perché impoveriti dall’inflazione – e anche della pace che finora l’Europa ci ha garantito.

È inutile cercare il lavoro – diritto sacro di cui tutti dovrebbero godere – dove il mercato è saturo. Ormai è tutto informatizzato, quindi, la mano d’opera non è più richiesta come un tempo. Ma nessuno lo dice, perché sono tutti incapaci di individuare le giuste soluzioni. Basterà, invece, potenziare le nostre risorse, che sono vastissime ma finora trascurate, per procurare finalmente un’occupazione a tutti.

Nessuno, in grado di lavorare, dovrà più essere disoccupato. Ci sono tante attività non sfruttate adeguatamente che possono risolvere il problema del lavoro. Le più evidenti sono il turismo, la pesca, l’artigianato, la produzione alimentare, l’agricoltura, gli ottomila chilometri di coste suggestive, il made in Italy e soprattutto la nostra inventiva. Ma anche le città d’arte grazie alle quali il nostro Paese esercita un fascino irresistibile su chiunque nel mondo.

Altro che pozzi di petrolio! Quelli prima o poi si prosciugheranno mentre il nostro patrimonio artistico e la genialità del popolo sono inesauribili. Per esempio, nessuno finora ha pensato di istituire un Ministero per il Mediterraneo, che sarebbe una miniera. È vero che facciamo parte dell’Europa, ma potremmo anche sfruttare le relazioni con i paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, dei quali siamo confinanti e che stoltamente trascuriamo.

Ci vuole Rispetto per chiunque. Riscopriremo la ricchezza che è sotto gli occhi di tutti ma che, accecato dall’ambizione, nessuno vede, riducendo, così, l’Italia a paese povero e infelice. Finora hanno prevalso – diciamo la verità – i più furbi e i malvagi. Facciamo in modo che, finalmente, d’ora in poi emergano i migliori, cioè non chi ci sa fare ma chi lo merita.

Vogliamo soprattutto restituire ai giovani l’ascensore sociale, cioè la possibilità di avere più successo dei genitori, com’è giusto che sia. Se oggi i ragazzi non hanno entusiasmo né impegno sociale è perché non vedono futuro davanti a sé. Se non crescono i nostri figli, non può crescere neppure l’Italia.

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Ti invitiamo a darci un cenno della tua disponibilità. Se hai dei dubbi, chiamaci: li chiariremo assieme. Se condividi l’iniziativa, parlarne continuamente, ovunque ti trovi, con le persone che incontri per caso, con chi si rende conto che con l’odierno andazzo non avremo un futuro. Parlane in fabbrica o in ufficio, con i compagni di lavoro o di studio, a casa con i tuoi familiari, perché anche loro ne parlino con gli amici. Pensa continuamente a Rispetto quando sei in città o in vacanza, in autobus o in metropolitana, in palestra o al bar. Salvare l’Italia dipende da ognuno di noi, soprattutto da te.

Il più forte mezzo di comunicazione è la tua voce, che deve contattare e contagiare le persone oneste che vogliono fare dell’Italia il paese laborioso e ricco che i cittadini meritano e che non sia più deriso né compianto all’estero.

Il tuo sostegno è indispensabile e urgente. Aiutaci a diffondere al più presto il messaggio di “Rispetto”, chiedendo ai tuoi destinatari di fare altrettanto, in modo da creare una catena di solidarietà che cambierà l’Italia. Sentirai obiettare da molte persone che si tratta di iniziativa molto bella ma ambiziosa e, quindi, di non facile realizzazione. Noi stessi ne siamo coscienti. Ma, per fortuna, i cittadini di buonsenso, sono tanti. È proprio sul loro sostegno che contiamo per fare risorgere il paese.

Grazie per ciò che farai in favore degli italiani dimenticati e per te stesso.