Ristorazione, si riparte e Confcommercio Napoli lancia un ultimatum a Governo e Regione

266
Massimo Di Porzio pizzeria umberto
In foto Massimo Di Porzio

“Ripartiamo domani in un’atmosfera di incertezza, siamo stati oggetti di provvedimenti esagerati ma speriamo che domani riparta un po’ di normalità, per riprendere a lavorare e vedere come vanno le cose”. Massimo Di Porzio, presidente del settore Ristoranti di Confcommercio a Napoli e titolare della pizzeria “Umberto” a Chiaia parte da una base di fiducia per la riapertura di domani per una categoria che ritiene vessata: “In alcuni momenti – dice – siamo stati il capro espiatorio della pandemia. A Natale solo noi eravamo chiusi, mentre strade e negozi erano pieno, quello ci ha fatto rabbia. Se i sacrifici sono necessari allora li devono fare tutti come nel lockdown, penalizzare solo una categoria ha creato molta rabbia tra gli operatori, ci auguriamo che in futuro non si verifichi più”. Le incertezze riguardano le regole ancora penalizzanti: “Riapriamo – spiega Di Porzio – ma poi sabato e domenica chiudiamo di nuovo. Organizzare così un’azienda senza week end, senza cene, senza conoscere il futuro, è molto difficile. Spero che le istituzioni abbiano capito che vanno puniti comportamenti come le persone che si raggruppano in strada a bere, a fumare, senza mascherina. Noi non facciamo i poliziotti, facciamo rispettare le regole all’interno del locale, il resto tocca alle forze dell’ordine. Il problema è ormai sociologico, le persone non ce la fanno più a stare chiusi in casa, ma questo non si risolve chiudendo i ristoranti che ormai sono sacrificati per primi da un anno. Domani partono i saldi, spero che vengano controllati i distanziamenti nei negozi per evitare una nuova ondata di contagi che non sarebbe colpa nostra”. Un sacrificio che ha messo molti in difficoltà, anche se Di Porzio spiega che il vero bilancio su chi ce la fa e chi no si farà tra un po’: “I ristoratori – spiega – stanno resistendo, nel senso che stanno aspettando. Gli effetti della crisi economica si vedranno tra qualche mese, ora sono sospese le tasse, rallentati gli affitti, ma poi si dovranno pagarle, si dovrà rimettere mano agli affitti, agli stipendi. I ristori dello Stato sono bassissimi rispetto ai fatturati, quindi ora siamo in un momento di transizione, potremo valutare gli effetti da aprile in poi. Molti ce la faranno, le aziende sane con attenzione all’amministrazione ce la possono fare, ma molti avevano aperto nuovi locali per il boom turistico che ora e’ svanito, quindi c’e’ un eccesso di offerta rispetto al solo mercato locale. Qualcuno non ce la farà e magari riaprirà quando torneranno i turisti”.