
I Rolling Stones tornano con un album travolgente intitolato “Foreign Tongues”, pubblicato lo scorso 10 luglio, che anticipa la forza della loro urgenza creativa. La band è stata costretta infatti ad annullare il tour mondiale previsto per il 2026, a causa dei problemi di artrite di Keith Richards. Non potendo veicolare le loro energie sui palchi, le hanno canalizzate negli studi di registrazione di Londra dove il frontman Mick Jagger ha affrontato le sessioni con entusiasmo e determinazione, consapevole del tempo che scorre e della necessità di dover esprimere la loro musica oltre le resistenze degli accadimenti della quotidianità. Il disco è stato anticipato ad aprile con un’operazione di marketing in pieno stile vintage distribuendo solo 1000 copie in vinile del singolo “Rough and Twisted” sotto lo storico pseudonimo degli anni ’70 The Cockroaches. Già da questa breve iniziazione al disco è stata subito chiara la forte presenza del blues selvaggio e di chitarre sature, trasportando il pubblico indietro nel tempo a quel sound dei loro esordi del 1963. L’intesa tra Keith Richards e Ronnie Wood sancisce un dialogo strumentale spontaneo, sporco e radicato nel blues primordiale di Muddy Waters.
La forma vocale di Jagger sorprende durante l’ascolto delle 14 tracce dimostrando che il cantante riesce ancora ad utilizzare registri sonori ampi e dinamici passando dal falsetto di “Jealous Lover” a tonalità più corpose come in “Ringing Hollow”. In particolare in quest’ultima il timbro profondo e viscerale utilizzato conferisce al testo un senso di urgenza e di minaccia che evoca le atmosfere di brani iconici del passato come l’intramontabile “Gimme Shelter”. Le tematiche racchiuse nei testi dell’album spaziano dall’amore alla gelosia, dall’attualità alla politica ed allo scorrere del tempo, vissuto senza paura fino alla fine con la stessa grinta che li ha sempre contraddistinti sin dalla loro genesi. Il disco vanta collaborazioni con personaggi illustri della storia del rock e della musica internazionale: Paul McCartney, Robert Smith dei The Cure, Steve Winwood, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers ed una registrazione d’archivio dello storico batterista Charlie Watts, scomparso nel 2021. Il produttore Andrew Watt ha mantenuto i musicisti in uno stato di perenne tensione positiva, costringendoli a registrare in una stanza piccolissima dei Metropolis Studios guardandosi negli occhi a pochi centimetri di distanza tra loro e spingendoli a ritrovare quella carica di adrenalina tipica dei primi lavori, tanto da completare l’intera scaletta di 14 inediti in meno di un mese di sessioni.
Con “Foreign Tongues” i Rolling Stones confermano il loro status di leggende viventi che hanno firmato album immortali come “Sticky Fingers” o “Exile on Main St.”, rimasti scolpiti per sempre nella storia del rock e nella memoria collettiva di tante generazioni.
La creazione e le vibrazioni di questo album non sono un riflesso della giovinezza ma una presa di coscienza consapevole di una band che combatte contro il passare inesorabile del tempo.




































