Roma punti a un city manager per il Campidoglio che valorizzi il patrimonio storico-artistico della Capitale

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Il 2021 sarà l’anno della corsa per il Campidoglio. Tra candidature confermate e candidature vociferate, è bene provare a tracciare l’agenda che la prossima amministrazione dovrebbe portare avanti nei prossimi 5 anni.

Partiamo da alcuni dati. Dal “Rapporto sulla qualità della vita nella città europee” della Commissione europea, a cui hanno lavorato anche due professori dell’Università di Brescia, si evince come il tasso di soddisfazione dei cittadini di Roma sia tra i più bassi d’Europa. Solo il 75% dei romani si dice infatti soddisfatto di vivere a Roma. L’unica capitale europea che fa peggio è Atene con il 64%.

Non solo i romani sono insoddisfatti della situazione attuale ma ritengono che la qualità della vita a Roma sia peggiorata nel tempo. Secondo lo stesso rapporto, infatti, ben il 95% degli intervistati ritiene che si vivesse meglio a Roma 5 anni fa. Nessuna città della Ue fa peggio di Roma su questo punto.

Appare evidente, dunque, quanto sia necessario un cambio di passo che interrompa un circolo vizioso per il quale i cittadini, sempre più scontenti, sono scoraggiati dal prendere iniziative e dal migliorare le proprie condizioni di vita a Roma. Un malessere diffuso che danneggia, in primis, le opportunità di attrarre talento; a fronte dei tanti giovani romani che si spostano al Nord o nelle varie capitali europee per motivi di studio o professionali, sono molto pochi i giovani spagnoli tedeschi o francesi si spostano a studiare o lavorare a Roma.

Ma cosa serve per la Capitale oggi? Più che un sindaco, Roma ha bisogno di un City Manager capace di portare avanti quelle misure necessarie a portarla al livello delle grandi capitali europee. Un Sindaco-manager capace di capire i punti di forza della Capitale e lavorare sugli obiettivi, lontano da logiche clientelari che hanno dominato gli ultimi decenni della politica del Campidoglio, riuscirebbe ad intercettare il declino e a invertire la tendenza.

L’Europa è piena di città che sono riuscite a fiorire valorizzando appieno le proprie peculiarità. Londra ha sfruttato il vantaggio della lingua e la deregolamentazione per affermarsi come capitale europea della finanza. Dublino ha fatto leva su un regime fiscale vantaggioso per attrarre i giganti del web (vedi Twitter e Google). Barcellona ha riconvertito le infrastrutture costruite per le Olimpiadi del 1992 trasformandosi in una delle principali sedi in Europa per conferenze e convegni di livello internazionale. E questi sono solo alcuni esempi.

Se Milano si è affermata come capitale della finanza e della moda, Roma deve concentrarsi su altro. Non avrebbe senso mettersi a competere con la Capitale meneghina in quel settore in quando, in una logica di Sistema Paese, si investirebbero soldi e risorse per guadagnare quote di mercato a spese di un’altra città italiana senza dunque andare ad aumentare gli introiti per le casse dello Stato.

Roma, piuttosto, deve portare la sfida su un terreno in cui non ha rivali: il patrimonio storico ed artistico. E non parlo solo del turismo, che certamente ha un ruolo centrale nell’economia della Capitale. Valorizzare il patrimonio culturale vuol dire renderlo fruibile ai privati che hanno le risorse e la volontà di usarlo. Le capitali europee sono piene di scatole di vetro e metallo in cui organizzare eventi, fiere e conferenze, ma pochi hanno palazzi rinascimentali con soffitti affrescati. Se si riuscisse ad attrarre anche una piccola parte di questo mercato in costante crescita si riuscirebbe a creare quell’offerta di lavoro di cui molti parlano senza mai fornire dettagli. L’occupazione, infatti, non è un qualcosa che può essere creata per delibera assembleare ma è conseguenza della creazione di offerta di beni o servizi.

Se la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale dovesse essere tra le priorità della nuova amministrazione, il primo ostacolo che questa si troverà costretta ad affrontare è quello dei trasporti. Possiamo avere le opere d’arte, i palazzi e le chiese più belle del mondo ma se rendiamo difficile la fruizione perché mancano i mezzi per arrivare a destinazione perderemo inevitabilmente quella fetta di mercato business internazionale per cui l’efficienza gioca un ruolo importante nella scelta della città in cui organizzare il prossimo retreat aziendale o la prossima conferenza di settore.

I tanti problemi che affliggono la Capitale fanno spesso dimenticare quanto Roma sia unica ed inimitabile. Facendo un paragone con il mondo dell’impresa, Roma non è una start-up bensì una grande azienda che fatica a stare al passo con i tempi che cambiano. Non serve, quindi, l’estro di un creativo che inventa un nuovo prodotto per risollevare le sorti della Capitale ma la competenza del manager capace di capire e valorizzare, in tempi brevi, i suoi punti di forza. Lavoriamoci.