Roncalli e Wojtila, due stelle nel firmamento del Secolo breve

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PER BEN TRE VOLTE il cardinale prefetto della Congregazione per le cause dei santi si rivolgerà a papa Francesco PER BEN TRE VOLTE il cardinale prefetto della Congregazione per le cause dei santi si rivolgerà a papa Francesco affinché voglia ufficialmente inserire due papi nel catalogo dei Santi. “Sancta ecclesia supplicat ut hos electos in Sanctorum, catologum referat”. Questa la formula di rito che, a nome di tutta la chiesa, domenica 27 aprile in Piazza san Pietro, sarà rivolta a papa Bergoglio, l’uomo venuto “dalla fine del mondo” a fare il “vescovo di Roma”. Toccherà dunque a lui proclamare solennemente che potremo invocare anche san Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II. Due figure che hanno segnato come a fuoco l’andamento di un’epoca, che ora è stata chiamata “secolo breve” (per i tanti repenti cambiamenti socio-culturali), ora “secolo delle idee assassine” (a motivo delle due guerre mondiali), ora secolo biotech (per le accelerazioni delle scoperte tecnoscientifiche). Roncalli e l’invenzione del Vaticano II – Il primo dei due papi, Angelo Giuseppe Roncalli – nato a Sotto il Monte, Bergamo, il 25 novembre 1881 – era stato eletto il 25 ottobre 1958, dopo esser stato prima docente di Storia nel Seminario di Bergamo, poi diplomatico in Bulgaria, Turchia, Grecia e Francia e, infine, patriarca di Venezia. Nei pochi anni di pontificato, il papa buono “inventò” il Vaticano II, meravigliando cardinali e Curia, che forse avrebbero preferito che tutto restasse come prima o, come ripeteva un vecchio cardinale, semper idem, sempre lo stesso. Quella di aggiornamento sarebbe invece diventata la parola d’ordine, in vista di un profondo rinnovamento di strutture e di persone, di cui oggi vediamo gli effetti nello stile di papa Francesco. La Chiesa non poteva più usare un linguaggio di condanna e di anatemi rispetto al mondo moderno, ma dialogare con tutti e soprattutto con le scienze, con la tecnica e – nel clima di guerra fredda – con la politica internazionale, pur di portare, come si legge in una lettera enciclica del papa buono, “Pacem in terris”, la pace sulla terra. Rispetto ai “profeti di sventura”, la chiesa comincerà a proporre dunque il linguaggio della gioia e della simpatia con gli uomini e le donne. Il Concilio, sotto la spinta di Giovanni XXIII (che però muore il 3 giugno 1963, senza poterne vedere la conclusione), avrebbe cambiato la costituzione stessa del mondo cattolico: da una chiesa delle gerarchie a una comunità in cui viene prima la comunione e poi le differenze di ministero; da una chiesa quasi ripiegata su se stessa, a una comunità estroversa, che proclama la libertà di religione come diritto di ogni coscienza. Una chiesa nel mondo contemporaneo, insomma, non sopra o contro il mondo. Wojtila e la sfida del Terzo Millennio – A sua volta, Karol Jozef Wojtila divenne presto per tutti il papa venuto dall’est, essendo nato a Wadowice (Polonia) il 18 maggio 1920. Vissuto in tempi di occupazione nazista, era stato operaio in una cava e poi in una fabbrica chimica della Solvay, poi attore di teatro, infine prete e, dopo gli studi romani, anche vescovo e cardinale di Cracovia. Durante i lavori del Concilio, Wojtila aveva dato un grande contributo alla redazione della costituzione sulla chiesa nel mondo contemporaneo, quella delle grandi aperture. E quella chiesa lo elegge papa il 16 ottobre 1978. Di lì a pochi anni, la caduta del muro di Berlino avrebbe simbolicamente sancito la fine di un’era sociale e politica e aperto la chiesa e il mondo a nuove speranze, in vista del terzo millennio. Un pontificato lungo (la morte verrà il 2 aprile 2005, dopo che il papa avrà liberamente rifiutato l’ennesimo ricovero in ospedale). Tantissimi i viaggi nel mondo intero, molti i documenti, tra i quali, nel 1998, la “Fides et ratio” sui rapporti tra la fede e la ragione in tutti i suoi ambiti, sia filosofici che scientifici. Ben cinque i libri di grande successo, tra i quali anche uno di meditazioni in forma di poesia. Benedetto XVI, ricordando tre anni fa il giorno dei funerali di Giovanni Paolo II, ne aveva quasi previsto la canonizzazione: “Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio hamanifestato in molti modi la sua venerazione per Lui”. Quel profumo ora viene ratificato, proprio nel giorno della Divina misericordia, che lo stesso Wojtila aveva voluto. Aveva scritto nel suo testamento, ricordando il momento della propria elezione a Pontefice: “Il cardinale StefanWyszy?ski mi disse: ‘Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio’”. In questo nuovo secolo la barca di Pietro naviga ancora, con due protettori in più dal cielo.

Pasquale Giustiniani