Rottamazione-quinquies, la sfida del Comune di Napoli: trasformare i crediti inesigibili in risorse per la città

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in foto Gennaro Nunziato

di Gennaro Nunziato*

La rottamazione-quinquies rappresenta certamente una misura rilevante sul piano nazionale, ma il vero banco di prova, oggi, è locale. E per il Comune di Napoli questa opportunità assume un valore particolarmente strategico.

La norma consente ai contribuenti di definire i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione pagando esclusivamente l’imposta o il contributo originario, con l’eliminazione di sanzioni e interessi di mora. Non è un condono: il debito principale resta dovuto. È, piuttosto, uno strumento per rendere effettivamente esigibili somme che, altrimenti, rischiano di restare sulla carta.

Accanto alla definizione statale, però, vi è un elemento decisivo: anche Comuni e Regioni possono adottare proprie forme di rottamazione per i tributi di loro competenza — IMU, TARI, canoni patrimoniali e altre entrate locali. Non si tratta di un automatismo. Serve una deliberazione dell’ente, che definisca criteri, modalità e termini. È una scelta politica e amministrativa.

Ed è qui che entra in gioco Napoli.

Il Comune partenopeo convive da anni con un ingente volume di residui attivi: crediti iscritti in bilancio ma difficilmente trasformabili in incassi effettivi. Questa situazione incide sulla leggibilità dei conti, condiziona la programmazione finanziaria e limita, in concreto, la capacità di investimento e di erogazione dei servizi.

Adottare una rottamazione locale significherebbe affrontare in modo pragmatico il tema del “magazzino crediti”. Meglio incassare oggi il tributo originario, anche rinunciando a sanzioni e interessi, piuttosto che continuare a mantenere in bilancio somme che realisticamente non saranno mai riscosse. È un’operazione di verità contabile, ma anche di responsabilità amministrativa.

Per Napoli, inoltre, la misura avrebbe un duplice effetto positivo.

Sul piano finanziario, consentirebbe di generare entrate certe in tempi relativamente brevi, riducendo l’incertezza strutturale dei bilanci e rafforzando la stabilità dell’ente. Sul piano istituzionale, offrirebbe ai cittadini e alle imprese in difficoltà una possibilità concreta di regolarizzazione, contribuendo a ricostruire un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente.

Non si tratta di “premiare chi non ha pagato”. L’alternativa, nella maggior parte dei casi, non è tra incasso integrale e rottamazione, ma tra rottamazione e mancato incasso. Una definizione agevolata ben calibrata non indebolisce il principio di legalità fiscale; al contrario, favorisce l’emersione e la chiusura di posizioni che altrimenti resterebbero inesigibili per anni.

Naturalmente, la scelta deve essere ponderata e accompagnata da un rafforzamento della riscossione ordinaria. La rottamazione non può essere l’unico strumento di gestione delle entrate, ma può rappresentare una fase straordinaria di riallineamento dei conti.

Napoli ha oggi la possibilità di utilizzare questa leva in modo intelligente e mirato. Adottare la rottamazione-quinquies per i tributi locali non sarebbe un atto di indulgenza, bensì una decisione di buona amministrazione: trasformare crediti incerti in risorse effettive, alleggerire i bilanci e restituire margini di manovra a una città che ha bisogno di solidità finanziaria per programmare il proprio futuro.

* segretario della Camera degli Avvocati Tributaristi di Napoli