Dare voce alle aree interne, denunciare il loro progressivo declino e costruire una proposta concreta per invertire la rotta. Con questo obiettivo è nato il Comitato per la difesa e la promozione delle zone interne, un organismo che riunisce cittadini, professionisti, esponenti del mondo della cultura e del volontariato, deciso a riportare al centro dell’agenda politica il futuro dell’Irpinia.
Il primo incontro operativo si è svolto nella sede della Pro Loco Alta Irpinia di Sant’Angelo dei Lombardi. Nonostante il periodo estivo e le inevitabili assenze per le vacanze, la partecipazione è stata significativa e ha confermato il crescente interesse intorno all’iniziativa.
Ad aprire i lavori sono stati Franco Mangialardi e Tony Lucido, promotori del Comitato, che hanno illustrato le ragioni della mobilitazione e avviato una riflessione condivisa sullo stato delle aree interne della provincia di Avellino.
Un territorio che continua a perdere popolazione
Il quadro emerso è quello di un territorio sempre più fragile. Prosegue l’emigrazione dei giovani, ma oggi lasciano l’Irpinia anche adulti e anziani, spesso per raggiungere e assistere i propri figli. Parallelamente continua la chiusura di attività artigianali, commerciali, agricole e imprenditoriali, comprese quelle insediate nelle aree Pip.
Secondo il Comitato, tutto questo avviene nel silenzio della politica e nella generale disattenzione delle istituzioni. Si denunciano inoltre l’utilizzo di aree industriali come depositi di rifiuti, la diffusione incontrollata degli impianti eolici e il progetto di destinare il Formicoso allo stoccaggio di batterie, con il timore di possibili ricadute ambientali.
Servizi sempre più ridotti
Tra le criticità evidenziate figurano la carenza dei servizi essenziali, strade dissestate, cantieri che si trascinano da decenni, scuole accorpate con il ritorno delle pluriclassi e una sanità sempre più in difficoltà.
Particolare attenzione è stata riservata all’ospedale Criscuoli-Frieri, struttura che, nonostante la presenza di professionalità di alto livello, continua a fare i conti con medici vincitori di concorso che non prendono servizio e con altri professionisti che lasciano l’incarico. Non mancano, secondo quanto emerso nel dibattito, episodi in cui i pazienti vengono invitati a rivolgersi direttamente al pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino anche per patologie non particolarmente gravi.
Tra i problemi segnalati anche la crisi idrica che interessa alcuni comuni, dove l’acqua viene erogata solo per poche ore al giorno, situazione che compromette ogni prospettiva di sviluppo turistico e alimenta tensioni tra i residenti.
Dall’abbandono ai nuovi interessi sul territorio
I partecipanti hanno sottolineato come l’Irpinia stia vivendo una trasformazione apparentemente contraddittoria: da territorio considerato marginale ad area che suscita improvvisi interessi economici e industriali.
È stato inoltre richiamato il crescente fenomeno dell’alcolismo e dell’uso di sostanze tra i giovani, affrontato, è stato ricordato, quasi esclusivamente dall’iniziativa della parrocchia di Lioni.
A ciò si aggiungono interventi edilizi spesso privi di una reale programmazione e destinati a servizi per una popolazione che continua invece a diminuire.
Una politica nuova per le aree interne
Il Comitato, già annunciato durante l’assemblea popolare del 13 maggio a Sant’Angelo dei Lombardi e successivamente al convegno del 27 giugno a Nusco, ritiene indispensabile una profonda inversione di rotta.
Secondo i partecipanti, lo Stato deve tornare a essere presente in maniera strategica nelle aree interne, superando criteri basati esclusivamente sul numero degli abitanti e introducendo deroghe che tengano conto delle specificità di questi territori.
Da qui anche la proposta di avviare una Scuola di formazione politica, capace di preparare una nuova classe dirigente e costruire una visione di lungo periodo per l’Irpinia.
Dal Comitato al Movimento popolare
Prendendo atto della crescente sfiducia dei cittadini, Franco Mangialardi ha rilanciato l’idea di un più ampio “Comitato di cittadini” fino ad arrivare, se necessario, a un vero e proprio Movimento popolare.
“L’Irpinia non dispone più di una prospettiva credibile”, è stato uno dei concetti emersi durante il confronto. Preoccupa soprattutto il disincanto delle persone, sempre più indifferenti al destino delle proprie comunità.
Il Comitato osserva come spesso il disagio collettivo venga nascosto dietro il moltiplicarsi di feste e sagre, iniziative certamente utili ma incapaci, da sole, di rappresentare un progetto di sviluppo. Allo stesso modo viene criticato un modello economico basato prevalentemente sull’assistenzialismo, ritenuto insufficiente a creare nuova imprenditorialità.
Cultura, giovani e beni storici
Nel dibattito sono intervenuti anche Marco Storti, Antonio Grosso, Gerardo Juliano, Michelangelo Miele, Pietro Guglielmo, Salzarulo, De Rogatis e la prof.ssa Chieffo.
Storti è stato apprezzato per la sensibilità dimostrata verso il territorio. Grosso ha evidenziato, anche sulla base di studi scientifici, le potenzialità delle produzioni tipiche irpine. Juliano ha richiamato l’attenzione sulla valorizzazione dei beni culturali e delle recenti scoperte archeologiche, proponendo di destinare maggiori risorse a borse di studio per trattenere i giovani e promuovere il patrimonio storico, dalle cattedrali ai castelli.
Miele e Guglielmo hanno invitato a prestare maggiore attenzione ai residenti che hanno scelto di restare nelle aree interne. Guglielmo ha inoltre sollecitato un monitoraggio più attento delle attività previste sull’altopiano del Formicoso e un sostegno concreto al mondo imprenditoriale.
Tony Lucido ha rilanciato la necessità di cambiare paradigma: meno contributi a fondo perduto e più strumenti per favorire l’imprenditoria giovanile, richiamando l’esperienza della legge 64 promossa dal sen. De Vito.
Salzarulo e De Rogatis hanno ricordato lo studio sul potenziamento dell’ospedale e sull’ipotesi di un polo universitario, mentre la prof.ssa Chieffo ha evidenziato come lo sviluppo turistico richieda infrastrutture, servizi, competenze e una vera cultura dell’accoglienza.
Gli appuntamenti
Il Comitato ha annunciato una serie di incontri nei comuni dell’Irpinia, oltre a convegni e conferenze stampa in programma ad Avellino, Napoli e probabilmente anche a Roma.
L’obiettivo dichiarato è aprire una nuova stagione di partecipazione e rimettere al centro la persona, superando una politica orientata esclusivamente alla gestione del consenso e alla costruzione di piccoli centri di potere.
“È necessario costruire una comunità e un territorio a misura d’uomo”, è il messaggio conclusivo lanciato dai promotori dell’iniziativa.





































