S. Gennaro, sogno di una comunità
Ecco tutti gli uomini di don Antonio

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Un progetto per la città, non per il quartiere”. Nata un anno e mezzo fa dalla vulcanica mente Un progetto per la città, non per il quartiere”. Nata un anno e mezzo fa dalla vulcanica mente di don Antonio Loffredo, la Fondazione San Gennaro diventa realtà a conferma del fatto che nel Rione Sanità nulla più è impossibile. “Questa Fondazione è un segno concreto di speranza per tutta Napoli” spiega Antonio Lucidi, vicepresidente della Fondazione e braccio destro di don Antonio nella costituzione di un progetto che ha dell’incredibile, a cominciare dal numero e dalla qualità dei partner coinvolti, in pratica tutte le associazioni e gli imprenditori che hanno sostenuto le attività del Rione nel corso degli anni: l’Associazione co-Operazione San Gennaro, caronte S.r.l., Feudi di San Gregorio Spa, Fondazione Alberto e Franca Riva Onlus, Fondazione Grimaldi Onlus, Fondazione Pasquale Di Costanzo, Fondazione Peppino Vismara, L’Altra Napoli Onlus, Parrocchia Santa Maria della Sanità, Parrocchia S. Severo alla Sanità, Rete San Gennaro (gli imprenditori del territorio). Inaugurata martedì scorso alla presenza, tra gli altri, del cardinale Crescenzio Sepe, del maestro Mimmo Jodice e del presidente della Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo, la Fondazione San Gennaro è assai significativa anche nei numeri, con una dotazione patrimoniale di 1 milione di euro, per metà elargiti dai soci fondatori e sostenitori, e metà dal grant matching di Fondazione con il Sud. Il nuovo progetto risponde infatti al bando della Fondazione presieduta da Borgomeo destinato a favorire la nascita delle fondazioni di comunità nel Mezzogiorno. Notevoli le ambizioni: nei prossimi 10 anni mirerà a dotarsi di un patrimonio di almeno 2,5 milioni di euro, che con il sistema del grant matching diventerà di 5 milioni. “Perlomeno, perché puntiamo a molto di più”, aggiunge Lucidi precisando che si tratta di soldi destinati interamente allo sviluppo sociale e culturale del Rione, nel solco tracciato da don Loffedo. “La nascita della Fondazione – aggiunge il presidente Pasquale Calemmeè insieme il punto di arrivo di quanto è stato fatto ma anche il punto di inizio per tutto ciò che ancora può e deve essere fatto. La Fondazione è lo strumento che garantirà la sostenibilità nel tempo a quanto è stato fatto fino ad ora. Don Antonio Loffredo lo dice da sempre: restaurando le pietre si restaurano anche le persone”. Accanto alle figure di don Antonio, di Calemme e di Lucidi, a rendere vincente questa scommessa è stato un team di professionisti stanchi di rassegnate disillusioni: da Ernesto Albanese, presidente de L’Altra Napoli, a Mario Cappella (direttore generale della fondazione), da Giampiero Buonomo (analista finanziario) ad Anna Marino (responsabile valutazione dei progetti per Fondazione con il Sud). Sul fronte giuridico è stato centrale il ruolo dell studio notarile Capuano, con Lino, Ludovico e Giusy Capuano, e Mario Donadio, giovane avvocato da anni impegnato nelle attività del Rione. Fanno parte del consiglio di amministrazione, Nicola Longobardo, Giuseppe Rinaldi, Paola Arcidiacono, Cinzia Alvino, Gabriella Ferrari Bravo, Vittorio Genovese. Presiede il Collegio dei revisori l’economista Massimo Lo Cicero, mentre fanno da probiviri Madre Rosetta Colombo, Don Antonio Vitello, e Marco Vitale. A proposito di attività, dalla realizzazione di strutture in ferro che rendono possibile l’accesso ai percorsi, alla messa in scena di visite guidate “animate” fino ala creazione di un’orchestra, la Sanitansamble, tutto è affidato a cooperative di ragazzi della Sanità, che hanno visto il loro impegno a favore del quartiere dove sono cresciuti trasformarsi in una risorsa e in una concreta opportunità di lavoro. Ma il merito di don Antonio è stato soprattutto quello di donare alla gente della Sanità una speranza, quella che le cose possono cambiare, basta volerlo.