Sabatino Santangelo, il vero civil servant della politica napoletana

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in foto Sabatino Santangelo

di Nello Formisano

Il mio ricordo è antico, commosso ed è un lungo ricordo. Tino Santangelo fu il primo a credere in Alleanza Democratica e costruì una lista su Napoli quando ci fu la prima elezione di Bassolino nel 1993. Da quel momento in poi il lavoro di Sabatino Santangelo in consiglio comunale e nelle funzioni e ruolo di vicesindaco di Napoli con Rosa Russo Iervolino fu operoso e qualificato. Ricordo una cena a casa sua al corso Vittorio Emanuele col compianto ministro Willer Bordon, il fondatore di Alleanza Democratica, quando presi il posto di Tino nel ruolo di coordinatore regionale. La figura di Tino Santangelo mi ha colpito perché è il vero “civil servant” che in Francia è una costante. Esiste un detto francese che recita: ‘Le funzioni pubbliche non si inseguono, non si richiedono ma non si rifiutano una volta avute’. Tino ha fatto ciò che ha fatto perché era giusto per la cittadinanza. Purtroppo ha vissuto una vicenda personale tristissima e questo mi serve per dire che alcune scelte magistratuali difficilmente si comprendono. Tino era stato assolto per ben due volte in appello rispetto alle vicende di Bagnoli, poi da ultimo la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento di proscioglimento rimandando ad un’altra sezione facendogli riacquisire di nuovo la veste di rinviato a giudizio. Sono proprie queste vicende come ciò che è accaduto a Tino Santangelo che dovrebbero far parte del racconto di questo dibattito referendario. Invece di parlare di questo referendum in un modo così opprimente, si parlasse di queste vicende che agiscono sulla sfera di una persona tanto da renderla a 89 anni capace di compiere il gesto che ha fatto.