Salute, studio made in Italy sull’aria: più arresti cardiaci se è inquinata

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(foto da Pixabay)

Più l’aria è inquinata, piu’ aumenta il rischio di arresti cardiaci. E’ quanto emerso da una ricerca effettuata in Italia, nella quale sono stati studiati sette inquinanti comuni. All’aumentare della concentrazione di questi, e’ risultato, aumenta il rischio cardiaco. Si tratta di una correlazione, evidenza inoltre la ricerca, che se incorporata nei modelli predittivi, potrebbe migliorare la pianificazione e la gestione del sistema sanitario.
Già in precedenza l’inquinamento atmosferico era stato accusato di essere un potenziale fattore scatenante per la patologia, ma la correlazione con specifici inquinanti e’ rimasta a lungo sena una risposta per via dell’elevata quantita’ di variabili in gioco. Lo studio della dottoressa Francesca Gentile, della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, presentato all’ESC Congress, ha esaminato le associazioni tra l’esposizione a breve termine al particolato e agli inquinanti gassosi con l’incidenza di fenomeni di arresto cardiaco extraospedaliero, analizzando i dati di quattro province lombarde (Cremona, Mantova, Pavia e Lodi), che tra aree metropolitane e rurali contano oltre 1,5 milioni di abitanti. Sono stati presi in esame gli arresti cardiaci nel 2019 presenti nel registro regionale della Lombardia e le concentrazioni giornaliere di particolato (PM10, PM2,5), biossido di azoto, monossido di carbonio, benzene, anidride solforosa e ozono dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa). E’ stata quindi calcolata l’incidenza media giornaliera di arresto cardiaco e la media della concentrazione giornaliera di inquinanti. Nel 2019 il totale di arresti cardiaci nell’area e’ stato di 1.582 episodi, con un’incidenza media giornaliera di 0,3 casi ogni 100.000 abitanti. E’ emerso che le concentrazioni degli inquinanti presi in esame erano significativamente piu’ elevate, tranne che per l’ozono, nei giorni con un’incidenza di arresto cardiaco superiore alla media, rispetto ai giorni in cui l’incidenza era inferiore alla media.(AGI) (AGI) – Roma, 27 ago. – Lo studio ha quindi dimostrato una relazione ‘dose-risposta’ per tutti gli inquinanti testati: a un aumento della concentrazione e’ infatti associata una maggiore probabilita’ di arresto cardiaco. E’ stata trovata anche una relazione inversa per la temperatura, con la probabilita’ di arresto cardiaco in aumento al diminuire della temperatura. “Le relazioni osservate tra le concentrazioni di singoli inquinanti e la probabilita’ di arresto cardiaco potrebbero essere utilizzate in futuro per prevedere l’incidenza di questa condizione pericolosa per la vita in specifiche aree geografiche”, ha spiegato Gentile. “Ci auguriamo che il monitoraggio degli inquinanti atmosferici possa migliorare l’efficienza del servizio sanitario, con l’utilizzo nei modelli di previsione per la gestione delle ambulanze e dei sistemi di allarme. Oltre ad essere una minaccia per l’ecosistema, ci sono sempre piu’ prove che l’aria inquinata debba essere considerata un fattore che contribuisce alle malattie cardiovascolari”, ha concluso.