Salvini batte cassa: per candidatura 20mila euro ‘una tantum’

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Roma, 29 gen. (AdnKronos) – Non conta il seggio, vincente o perdente che sia. Tutti, senza nessuna distinzione, deputati e senatori, uscenti e aspiranti onorevoli, dovranno contribuire alla ‘causa’ per rimpinguare le casse del partito e finanziarsi da soli la campagna elettorale.

Dopo l’abolizione del finanziamento pubblico, anche per fronteggiare l’emergenza del momento, ovvero bilancio non proprio florido, dipendenti in cassa integrazione e blocco dei conti correnti sparsi in tutta Italia disposto dalla magistratura di Genova, la Lega di Matteo Salvini corre ai ripari e si affida ancora una volta al portafoglio dei suoi gruppi parlamentari e, in vista del 4 marzo, chiederà sacrifici soprattutto ai singoli candidati.

Chi è stato inserito nelle liste, nel collegio proporzionale o maggioritario, raccontano fonti parlamentari leghiste, dovrebbe sborsare (di solito tramite assegno o bonifico bancario) 20mila euro come ‘una tantum’ per l’elezione.

Al momento della dichiarazione dell’accettazione della candidatura, però, a differenza di Forza Italia, non è stato chiesto agli ‘uscenti’ e agli ‘aspiranti’ parlamentari di firmare una impegnativa davanti al notaio. Si tratterebbe, almeno per ora, semplicemente di un impegno verbale, visto che la quota di 20mila euro è stata solo comunicata ad uno degli ultimi Consigli federali del movimento.

L’una tantum va aggiunta al contributo mensile, che i parlamentari hanno sempre versato al partito. Fino ad ora, confermano dalle parti di via Bellerio, tutti i parlamentari eletti hanno dovuto mettere mano al portafogli e pagare 3mila euro al mese, distribuiti tra il ‘Federale’ e il territorio. Dalla prossima legislatura, probabilmente la quota cambierà, ma di certo, spiegano, ogni contributo sarà versato al nuovo partito ‘Lega per Salvini premier’, non più alla ‘Lega Nord’.