Salvini: “Riduzione fiscale nel Def”

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Roma, 7 apr. (AdnKronos) – Il vicepremier Matteo Salvini parte all’assedio del ministro dell’Economia Giovanni Tria. “Nel Def la riduzione fiscale dovrà essere sicuramente inserita”, ha scandito il leader del Carroccio dalla cerimonia inaugurale del Vinitaly di Verona, dopo che il titolare di via XX settembre nei giorni scorsi aveva ‘post-datato’ il secondo step della flat tax alla manovra di settembre e non al Documento di Economia e Finanza atteso in Cdm martedì, insieme al dl Crescita e alle norme sui risparmiatori truffati.

LA REPLICA DEL M5S- ”Flat tax? Certo, noi siamo leali al contratto la Flat tax è nel contratto” replica il M5S. Non abbiamo mai detto di non volerla, bensì abbiamo affermato che non bisogna fare facile campagna elettorale su certe misure, perché sono ambiziose e costano. D’altronde è stata la Lega a dire che costa 12miliardi. Ribadiamo: noi siamo sempre stati leali al contratto, chi lo è stato meno è la Lega. Chi ha iniziato a spingere sulla castrazione chimica è stata la Lega, chi parla di leva obbligatoria è la Lega, chi presenta una legge per la libera circolazione delle armi è la Lega. E potremmo andare avanti per molto”.

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GLI ALTRI NODI – Restano le criticità sul dl Crescita, approvato salvo-intese giovedì scorso, e sul caso dei rimborsi, domani al centro di un incontro tra le associazioni interessate, il premier Giuseppe Conte, Tria e probabilmente il ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio. A quanto apprende l’Adnkronos, sul dossier rimborsi il ministro potrebbe proporre domani una soluzione di compromesso tra i paletti richiesti dall’Ue e il rimborso di oltre il 90% delle vittime, con un lieve rialzo del’asticella del reddito per ottenere il ristoro automatico al di sopra dei 35mila euro inizialmente proposti. Passando al fronte fiscale la strada è in salita. La prudenza del Mef sull’opportunità di inserire i tagli nel Def è dettata dai più che ridotti margini di manovra dei conti italiani, a meno che non si trovino le risorse in corrispondenti rialzi fiscali. Un’aliquota Irpef unica al 15% per i redditi familiari fino a 50mila euro e deduzioni fisse per garantire la progressività dell’ imposta, come nei progetti del Carroccio, costerebbe 12-15 miliardi. Mettere mano all’Iva con un aumento dal 22% al 25% dal primo gennaio 2020 innescherebbe un effetto boomerang che rischia di essere fatale per il governo, visto che quasi tutti gli ultimi esecutivi hanno sempre disinnescato le invise clausole di salvaguardia, nella fattispecie rialzi Iva, imposte dall’Ue in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio. Un balzello quanto mai insidioso che graverebbe sulle fasce più povere della popolazione. Inoltre il Tesoro vuole evitare di indispettire la Commissione Ue in una fase di tregua elettorale per le elezioni europee del 26 maggio. L’Italia resta sorvegliato speciale della Commissione europea che tuttavia non chiederà correzioni sui conti prima del prossimo giugno, per non prestare il fianco agli slogan populisti del governo giallo-verde.