San Gennaro vola a Parigi. Il Tesoro di Napoli in mostra

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Non seppe resistervi la laïcité di Napoleone, non vi resisterà nemmeno la sua Parigi. “L’intera città è in fermento, i giornali attentissimi, dico solo questo: quando gli esperti Non seppe resistervi la laïcité di Napoleone, non vi resisterà nemmeno la sua Parigi. “L’intera città è in fermento, i giornali attentissimi, dico solo questo: quando gli esperti del Louvre sono venuti a fare un sopralluogo sono impalliditi, i busti del San Michele e del San Gabriele Arcangelo li hanno lasciati senza parole. Per non dire della mitra. Mai avevano posato il loro sguardo su tanta maestria”. Paolo Jorio, direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro e curatore della mostra (nella foto), non sta nelle pelle. Ed è comprensibile. Dopo il successo della trasferta romana, il tesoro varca per la prima volta nella sua storia i confini nazionali. Dal 19 marzo al 20 luglio la collezione del popolo partenopeo, superiore in valore anche ai Gioielli della Corona d’Inghilterra e dello Zar di Russia, sarà esposta al Musée Maillol della capitale francese. E già si intravedono all’orizzonte altre location internazionali, da Bruxelles a Zurigo, da San Pietroburgo a New York. Una scelta, quella di portare in giro l’oro di Napoli, che è insieme culturale ed economica. “Intendiamo far vedere al mondo intero quali livelli abbia raggiunto l’espressività artistica della nostra città negli ultimi secoli e, in questo modo, stimolare un confronto con gusti e tendenze dominati in lungo e in largo dal contemporaneo”, spiega Jorio. Se questo dominio è per molti versi comprensibile (l’intesa tra artista e pubblico è molto più facile se sono entrambi immersi nello stesso linguaggio), non è per molti altri auspicabile. Trovare nuovi circuiti all’arte sacra, al classico partenopeo, significa allora una cosa precisa e Jorio la spiega così. “Voglia di contaminare e stupire con un altro contemporaneo. Queste opere, i preziosi come i dipinti o gli stessi paramenti sacri, non sono forse la rappresentazione più immediata, viscerale, di cosa fosse il contemporaneo tre secoli fa?”. A giudicare dal successo di pubblico della tappa capitolina e da quello annunciato al Maillol non c’è dubbio che la scommessa culturale sia stata vinta, tant’è che su questo punto il direttore rilancia. “Siamo pronti a ospitare nel nostro museo anche opere di artisti contemporanei, penso al Busto di San Gennaro di Lello Esposito. Un museo non è una vetrina ma un luogo dove si produce cultura”. Emigrare per salvare il museo  – Oltre ad artisti, creatività e sensibilità, affinché tutto questo si realizzi servono quattrini. Ed ecco la seconda scommessa lanciata dal museo napoletano. Sin dalla nascita, dieci anni fa, l’ente ha dovuto fare i conti con la sua sostenibilità. “Non viviamo di sovvenzioni pubbliche”, taglia corto Jorio. Ma finanziare la conservazione, il restauro e l’esposizione di un patrimonio del genere, un patrimonio che – cosa unica al mondo – non è né dello Stato né della Chiesa ma solo dei napoletani rappresentati dal 1527 dalla Deputazione della Real Cappella del Tesoro, costa molto e per non lasciarlo morire di solitudine in qualche caveau bisognava inventarsi qualcosa. “Facciamo un tour e se va bene raccogliamo i fondi che ci servono”. La resa dei Bonaparte E così è andata. Solo grazie ai fondi raccolti dall’esposizione a Palazzo Sciarra a Roma, alcuni pezzi, tra cui la mitra gemmata del 1713, la collana di San Gennaro donata dai Borbone, il calice del 1761, la pisside donata nel 1837 da re Ferdinando II e la croce episcopale con smeraldi e diamanti saranno finalmente esposti in modo permanente anche nel museo napoletano. Mentre altre quaranta opere sono state restaurate. Ma torniamo a Napoleone. Che tra i preziosi del tesoro ci siano donazioni di sovrani devoti come Carlo di Borbone, Maria Amalia di Sassonia, Maria Carolina d’Austria e Vittorio Emanuele II non stupisce. Quel che sorprende è che persino Napoleone non osò toccare la collezione del Santo ma ordinò al fratello Giuseppe Bonaparte di offrire una croce di diamanti e smeraldi.