San Pietro Infine, un doveroso e suggestivo viaggio nella memoria

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di Elisabetta Colangelo

E’ l’inverno del 1943. A pochi chilometri da Cassino, la piccola comunità di San Pietro Infine conduce un’esistenza tranquilla, povera, sonnolenta. La vita dei campi, le bestie cui badare, i bambini. La gente ignora di trovarsi un luogo strategico della campagna militare degli alleati che risalivano la penisola dopo lo sbarco in Sicilia.
Siamo nei mesi immediatamente successivi all’ 8 settembre 1943, data della comunicazione ufficiale dell’Armistizio, quando gli equilibri in essere fino a quel momento cambiarono.
Gli americani, gli inglesi, i francesi e tanti altri popoli che prima facevano parte delle fila nemiche, diventarono di colpo amici degli italiani. I tedeschi invece divennero nemici. L’avanzata dell’esercito alleato si faceva sempre più massiccia e pressante. Lo scopo era quello di ricacciare indietro i tedeschi.
Divenne dunque essenziale per i tedeschi creare uno sbarramento, per evitare l’avanzata degli alleati. Essi organizzarono un apparato difensivo di notevole rilievo: arrivarono nel paese, trasformandolo in luogo di comando, sequestrarono automobili, asini, muli, ogni arma da fuoco posseduta dalla popolazione civile. Presero gli uomini, costringendoli a scavare trincee e trasportare munizioni. Fu infine dato l’ordine di evacuare il paese. Molti abitanti erano recalcitranti a lasciare il territorio, a separarsi dalle case e dai loro pochi averi, così trovarono rifugio nelle grotte che essi stessi scavarono poco distante dal centro abitato. Vennero scavate, nel pavimento delle grotte, delle fosse che avevano una grandezza strettamente necessaria a contenere una persona distesa in modo da salvare gli uomini dal reclutamento tedesco.
Molti abitanti trovarono la morte nelle grotte colpite in pieno nei combattimenti. Esse furono via via ampliate, si scavarono diverse uscite, collegamenti e cunicoli. La vita nelle grotte era molto dura, il cibo e l’acqua scarseggiavano, il freddo si faceva sentire. La notte si dormiva gli uni addossati agli altri per difendersi dalle temperature glaciali, l’aria era irrespirabile.
Tra l’8 e il 17 dicembre del 1943 il paese si trovò al centro di un’atroce battaglia tra tedeschi e truppe alleate. Un’incessante bombardamento dell’artiglieria americana distrusse il paese pressoché totalmente. Il tributo che la comunità di San Pietro Infine pagò fu altissimo, 135 persone su una popolazione di meno di duemila anime restarono uccise durante i combattimenti. La 36° divisione americana “Texas” subì la perdita di circa 1.000 uomini e altrettante perdite si stimano tra le fila tedesche.
La vita di quel lembo di terra, così tranquillo, ai confini tra Campania, Molise e Lazio, fu stravolta per sempre.
La comunità sopravvissuta realizzò ben presto che non sarebbe stato possibile ricostruire il paese distrutto e si adoperò per farlo a valle con un nuovo abitato. Le macerie del tranquillo, soleggiato paese che fu, sono rimaste dov’erano, ad imperitura memoria della barbarie di quella guerra e di tutte le guerre.
Nel 2008 è stato inaugurato il Museo Parco della Memoria Storica, ideato e realizzato dalle Officine Rambaldi di Carlo Rambaldi. Il percorso, nella penombra di un vecchio frantoio, ripercorre la storia di questa semplice comunità. Il visitatore è avvolto dalla suggestione di questi luoghi, traspare l’attaccamento alla terra, il dolore e la devastazione della guerra. La visita si conclude con la proiezione di un filmato estratto da “The battle of San Pietro” girato dal regista John Houston al seguito delle truppe alleate.
La nostra guida ci accompagna a visitare le rovine del paese. Partiamo dalle Grotte della Valle, dove la popolazione trovò rifugio. Non è difficile, anche in una giornata serena, di sole splendente come quella in cui visitiamo il parco, immaginare il freddo, le privazioni, le sofferenze patite da quella popolazione. Percorriamo le vie del paese distrutto, i vicoli, le scalinate che si inerpicano lungo tutto l’abitato, la chiesa, le botteghe, il palazzo dove erano d’istanza i tedeschi, le case coi balconi, i tetti sfondati, i camini che danno più di ogni altra cosa il senso della vita che qui si svolgeva e che d’improvviso fu spazzata via.
Un viaggio nella storia, nella memoria di una comunità che, come tante altre in quegli anni, pagò un tributo altissimo alla guerra. Un viaggio nelle emozioni che vale la pena compiere.

San Pietro Infine, un doveroso e suggestivo viaggio nella memoria