Sanità: antibioticoresistenza, tassi alti ma segni di miglioramento

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In Italia il fenomeno della resistenza agli antibiotici rimane preoccupante, ma per alcuni patogeni si iniziano a cogliere alcuni segnali positivi frutto della crescente attenzione a questo tema, e anche per quanto riguarda le malattie correlate all’assistenza nelle Rsa i numeri sono in rilasciato rispetto alle rilevazioni precedenti. Sono questi i principali andamenti riscontrati dalle diverse sorveglianze coordinate oa cui ha partecipazione l’Istituto Superiore di Sanità, resi noti oggi nel corso del convegno ‘La resistenza agli antimicrobici: nuovi dati ed evidenze dalla sorveglianza alla ricerca’. «Nel nostro Paese i livelli di antibioticoresistenza rimangono alti, responsabilità di oltre 10mila morti ogni anno – ha detto il presidente dell’Iss Rocco Bellantone – Questi dati ci dicono che c’è bisogno di fare di più e meglio per prevenire la loro diffusione e fare in modo che le cure nei nostri ospedali siano sempre più sicure. L’antibioticoresistenza è al centro delle agende di tutti i governi come è stato sottolineato recentemente alla riunione dei ministri della Salute del G7 di Ancona dove è stata riconosciuta la necessità che tutti i paesi dispongano di piani d’azione nazionali multisettoriali basati su un approccio ‘ One Health'”. «In Italia, nel 2023 le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza restano elevate – spiega Monica Monaco, responsabile della sorveglianza Ariss -. Tuttavia per alcune combinazioni patogeno/antibiotico, in particolare per Staphylococcus aureus, si continua ad osservare un trend in permesso rispetto agli anni precedenti, con la percentuale di isolati resistenti alla meticillina che è diminuita ad un valore pari al 26,6% registrando un’ulteriore flessione rispetto al biennio 2021-2022 in cui il valore della percentuale era rimasta stabile al 30%”.