Gli organici del Servizio sanitario nazionale crescono dell’1,6% e raggiungono 727.829 addetti, con 58.311 assunzioni a fronte di 47.238 cessazioni. Il saldo positivo emerge dal recente Rapporto del ministero della Salute sul personale del Ssn, basato sui rilevamenti del Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato. Per il Coina, Sindacato delle Professioni Sanitarie, l’aumento non basta però a indicare una reale inversione di tendenza, soprattutto per gli infermieri e i professionisti dell’assistenza. “I dati del ministero ci mostrano un sistema che prova a risollevarsi, ma la realtà dei reparti ci impone un’analisi rigorosa e priva di illusioni”, ha dichiarato il segretario nazionale del Coina, Marco Ceccarelli. “L’aumento dell’1,6% e il saldo positivo tra entrate e uscite sono piccoli passi che non possiamo ignorare, ma non bastano a parlare di una vera ripresa del Servizio sanitario nazionale”. Il nodo indicato dal sindacato riguarda in particolare l’età della forza assistenziale. Nel Ssn l’età media complessiva dei dipendenti è di 48,4 anni, mentre tra gli infermieri dipendenti si attesta a 46,9 anni, con una permanenza media in servizio di 17,4 anni. Oltre la metà degli infermieri dipendenti supera inoltre i 50 anni. I dati attribuiti a Ocse ed Eurostat collocano l’età media degli infermieri in Europa attorno ai 41,7 anni, con 40,6 anni in Germania, valori compresi tra 40 e 42 anni nei Paesi Bassi e nei Paesi nordici e tra 41 e 43 anni in Francia e Spagna. Al progressivo invecchiamento del personale si accompagna il calo delle immatricolazioni ai corsi di laurea in Infermieristica, rilevato nei report annuali del Mur e della Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie, che rischia di rallentare ulteriormente il ricambio generazionale nei prossimi anni. “Un infermiere con quasi 47 anni di età media e oltre 17 anni di corsia alle spalle porta sui propri muscoli e sulla propria salute il peso di anni di blocchi parziali del turnover e riorganizzazioni mai completate”, ha osservato Ceccarelli. “Non possiamo continuare a valutare il sistema solo sulla base del numero delle assunzioni senza considerare l’età e la tenuta complessiva della forza lavoro”. L’età degli organici si intreccia con le condizioni fisiche di chi lavora nell’assistenza. Le principali indagini di Medicina del Lavoro e i dati raccolti dai centri studi di categoria indicano che oltre il 15% degli infermieri in servizio presenta inidoneità fisiche o limitazioni prescritte dal medico competente che incidono sullo svolgimento della mansione. Nel 49,5% dei casi le limitazioni riguardano la movimentazione manuale dei carichi; seguono quelle legate alla postura e l’esenzione dal lavoro notturno o dalla reperibilità. Tra i 60 e i 64 anni la quota delle inidoneità arriva a sfiorare il 30%”.





































