Sanità, la pandemia accentua i divari: al Sud speranza di vita fino a dieci anni in meno

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Il risultato più drammatico del Covid è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, mentre a livello nazionale continua ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta difformità significative tra le città di Milano e Napoli fino a 3 anni che aumentano a 10 se si considerano le fasce sociali più povere del Mezzogiorno e quelle più ricche dell’Italia settentrionale. Lo sottolinea il Cnel nella Relazione 2020 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini, che è stata realizzata con il contributo di 30 enti e verrà presentata martedì prossimo dal presidente Tiziano Treu, con l’intervento del ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Nell’analisi si segnala come la pandemia ha accelerato il gap con una spesa sanitaria pubblica pro capite, per esempio, pari nella media nazionale a 1.838 euro annui, ma molto più elevata al Nord rispetto al Sud (2.255 euro a Bolzano e 1.725 euro in Calabria). Elevata è anche la spesa di tasca propria da parte dei cittadini italiani rispetto a quelli degli altri paesi europei sia in termini di incidenza sul PIL, pari al 2,3% in Italia – superiore dunque a quella della Germania (1,7%) ed a quella della Francia (1,9%), e inferiore a quelle di Spagna e Portogallo – sia in termini di valore assoluto (39,7 miliardi in totale e 656 euro pro-capite). Inoltre il Cnel evidenzia come restano notevoli, sulla base di tutte le analisi disponibili, le differenze tra territori e categorie sociali in termini di offerta sanitaria e di sua qualità, nonché quelle relative al rispetto del diritto universale di accesso alle cure.
I servizi per l’infanzia hanno un impatto significativo sulla spesa delle famiglie. Il carico medio che deve sostenere una famiglia per il servizio di asilo nido è aumentato negli ultimi anni: si passa da 1.570 euro nel 2015 a 2.208 nel 2019. I vincoli economici spiegano in parte la mancata iscrizione all’asilo nido. Per il Cnel in generale in materia di servizi sociali “la mancanza storica di risorse e di un sistema di welfare adeguato è pesata maggiormente sui soggetti deboli” e “i danni sono stati limitati solo grazie ad un intervento senza precedenti del privato sociale, attraverso il lavoro silenzioso di migliaia di organizzazioni di volontariato e milioni di volontari”. Il sistema dei servizi sociali territoriali è ancora caratterizzato da uno sviluppo inadeguato, con forti differenziazioni territoriali”. In tali condizioni, la crisi innescata dal Covid-19 ha portato ad un’attivazione da parte dei servizi sociali non uniforme a livello territoriale e solo quando è emersa con chiarezza la natura non solo sanitaria, ma anche sociale delle conseguenze della crisi, vi è stata una generalizzata attivazione, un potenziamento ed una riprogrammazione dell’offerta. Il sistema dei servizi sociali in Italia fatica ancora ad affermarsi come elemento costituente il nostro sistema di welfare, al pari dei ”fratelli maggiori” sistema previdenziale e sistema sanitario. L’aumento delle diseguaglianze sociali, l’invecchiamento della popolazione, i rilevanti mutamenti della domanda sociale con l’emergere di nuovi rischi e di nuovi bisogni, hanno determinato una nuova sfida per i comuni: il passaggio dalla concezione di welfare state a quella di welfare society e welfare community, nei quali i processi di modernizzazione si intessono con l’evoluzione della società. “Seguire i criteri di sostenibilità ed equità vuol dire ripensare anche il ruolo dello Stato e della PA, che diventa centrale per la loro adozione” osserva il Cnel che spiega come “l’intervento dello Stato si deve manifestare non solo nel ripristinare un welfare diffuso, che miri al diritto all’esistenza, alla salvaguardia di ogni forma di vita, per ogni componente delle nostre società e dei territori, proteggendo soprattutto i più deboli, che sono enormemente colpiti in questa tragica situazione, ma anche nell’indirizzo della produzione, nell’organizzazione dei mercati e nell’orientamento delle imprese e delle istituzioni”.