Sanità, Triassi: Lavorare per l’autosufficienza regionale dello smaltimento dei rifiuti

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Non è accertato il nesso di causalità tra l’inquinamento dovuto ai rifiuti e l’aumento di alcune patologie ma è certo che si deve lavorare per garantire un’autosufficienza regionale per il trattamento dei rifiuti. Non dobbiamo sottovalutare i dati che mettono in correlazione gli alti tassi d’inquinamento, per esempio dalle polveri sottili, e aumento della mortalità“. Lo ha affermato Maria Triassi, responsabile del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico Federico II di Napoli intervenendo ad un incontro sul rapporto tra ambiente e salute in Campania, con un focus particolare sul tema rifiuti, organizzato dal deputato campano (Gruppo Misto) Giuseppe Ossorio. 

Tra i relatori previsti, il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola, l’oncologo Lucio Palombini, professore emerito di Anatomia Patologica nella Scuola di medicina dell’Università degli Studi Federico II e Alfredo Ponticelli, ex assessore comunale e responsabile del reparto di Neonatologia alla Clinica Sanatrix. 

Secondo Palombini “la dimostrabilità del nesso tra inquinamento e malattia è tutto da dimostrare, lo dicono tutti, tranne coloro che vogliono trarre un interesse da un ragionamento di questo tipo“. 

Ossorio ha indicato le cifre della questione rifiuti: “A Napoli sono prodotte 500mila tonnellate annue di rifiuti urbani indifferenziati, 1,5 milioni considerando la Provincia. E la raccolta differenziata a Napoli è al 30%, mentre in Provincia è la 37%. Soprattutto dobbiamo convincerci che il problema tocca Comune, Regione e Provincia, nessuno escluso. E c’è da discutere sul piano energetico dei rifiuti, che altrove portano ricchezza, tranne in Campania“. 

Da Alfredo Ponticelli nessun allarmismo tra l’inquinamento ambientale e l’aumento di alcune patologie “anche se bisogna essere vigili, i numeri certificano l’aumento di tumori cerebrali, soprattutto infantili, specie nella zona nord di Napoli e sud di Caserta, nei primi anni di vita, così come le leucemie per i ragazzi sino a 14 anni“.