Sapelli: “Salvini parli con Germania, follia lasciare l’euro”

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Bruxelles, 19 mag. (AdnKronos) – Il leader della Lega Matteo Salvini “deve parlare con la Germania”, se vuole iniziare il percorso, che sarà inevitabilmente “lungo” e “difficile”, verso una “rinegoziazione” dei trattati Ue. Sarebbe anche saggio, da parte del politico milanese, “smarcarsi” dall’esibita “simpatia” per il presidente russo Vladimir Putin, dato che “non ce n’è bisogno”, poiché la diplomazia italiana è allenata da decenni alla ‘Ostpolitik’, mantenendo nel contempo la fedeltà atlantica. E lasciare l’euro, per l’Italia, “sarebbe una follia”. Giulio Sapelli, docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano e premier in pectore per dodici ore, illustra all’Adnkronos le strategie che Salvini dovrebbe mettere in campo in Europa.

“La cosa più importante è iniziare una rinegoziazione dei trattati europei”, dice. Rinegoziazione che non sarà una passeggiata: “Sarà lunga, difficile – riconosce – però già il Fiscal Compact si può neutralizzare tecnicamente, senza toglierlo dalla Costituzione. Poi bisognerà cambiare la Costituzione, non con un referendum, ma con un accordo parlamentare, che sarà una cosa lunghissima, per togliere il Fiscal Compact”. Il vero campo di prova, per il nuovo governo, saranno i rapporti con la Commissione Europea. E, ancora di più, quelli con gli altri Paesi dell’Ue, riuniti nel Consiglio. L’obiettivo, prosegue Sapelli, è “rinegoziare i trattati” Ue, “tutti”. Naturalmente, “sarà una cosa lunghissima. Ma questo ci servirà per smetterla con l’austerity e per rilanciare la crescita, anche con una spesa pubblica mirata e che cercheremo di svincolare dal computo del deficit”. Non è una novità, ci hanno provato anche i governi del centrosinistra: “E’ una vecchia proposta, quella di scomputare gli investimenti dal deficit. Il progetto era ed è questo: secondo me è fattibile”.

L’Italia nell’Ue, per quanto importante, è una su 27 (tolta la Gran Bretagna) e da sola non va da nessuna parte, perché per cambiare i trattati serve l’unanimità: “Bisogna fare delle alleanze – continua Sapelli – quello che Matteo Salvini dovrebbe fare è parlare con i tedeschi, e non solo con Alternative Fuer Deutschland. Ma per questo ci vuole un governo: se bisogna negoziare, occorre ottenere almeno la neutralità tedesca”. Nessuno si illude che l’Italia arrivi a Bruxelles, chieda di rinegoziare i trattati e che gli altri 26 Paesi si inchinino alle richieste italiane: la strada è lunga e accidentata, ma per lo storico “bisogna cominciare, almeno, a porsi la questione. E bisogna perlomeno cercare di fare un governo, poi si vedrà”.

Naturalmente, continua, per i ministeri occorrerebbero “persone di alto livello. E non so se ne trovano”. Certo, riconosce, arrivare a rinegoziare i trattati “è un compito difficilissimo”. Senza contare che, per la Lega, “il problema vero” è che il leader di Fi Silvio Berlusconi “è stato riabilitato, guarda un po’, proprio adesso, e sarà il principale avversario di Salvini”, osserva Sapelli. Per la Lega, potrebbe aver senso giocare di sponda con gli Usa di Donald Trump, che non ha grande simpatia per le politiche di Angela Merkel? “Questa è una cosa che si può fare”, risponde Sapelli. Ma gli Usa, avverte, “hanno diversi cavalli in gioco: hanno manifestato una simpatia per i Cinquestelle senza fine. Sono più che schierati, ma paradossalmente più con i Cinquestelle che con la Lega”. Per Sapelli, ad ogni buon conto, la “prima cosa” che la Lega dovrebbe fare “è smarcarsi molto da questa simpatia per Putin: non ce n’è bisogno, c’è già la nostra diplomazia, allenata da settant’anni di rapporti con l’atlantismo, cui dobbiamo essere sempre fedeli, e ad un rapporto con la Russia”.

A Bruxelles, comunque, molti sono preoccupati per l’avvento del governo gialloverde in Italia: “Ma no, calma e gesso. L’Italia – sottolinea – è una forte nazione industriale, non è la Grecia”. Inoltre, osserva, “rinegoziare non vuol dire fare i referendum e uscire dall’euro”. Semmai, i rischi su questo fronte vengono dai Cinquestelle, che sono “un Giano bifronte”, mentre la Lega è “un partito solido”. Per Sapelli, arrivare all’euro A e all’euro B sarebbe “un obiettivo assurdo e stupido. Aumenterebbe solo il dispotismo tedesco, che è già fortissimo”. Insomma, “bisogna cambiare le regole. Ma bisogna rimanere nell’euro, ci mancherebbe altro”. L’obiettivo, prosegue lo storico, è quello di “arrivare ad un’Europa di Stati nazione, con una moneta unica e delle regole semplici, smantellando le sovrastrutture inutili. Si dovrebbe limitare a quello che era il Mercato Comune, con una moneta unica. Perché dalla moneta unica, parliamoci chiaro, sarebbe una follia tornare indietro – avverte – sarebbe una tempesta e gli Stati più deboli ne farebbero le spese”.

Semplicemente, “bisogna recedere da questa follia teutonica liberista. E poi ricordo che la Costituzione europea è stata sconfessata nel 2005 da ben due Stati europei, la Francia e l’Olanda. E allora, quello che Francia e Olanda possono fare, non può farlo l’Italia?”. Ma il gruppo dirigente leghista è consapevole del fatto che lasciare l’euro per l’Italia sarebbe un tuffo nell’ignoto? “Non so se ne sono consapevoli. Io conosco due persone, Giorgetti e Salvini: ho stima di loro e li conosco da molti anni. Sono persone serie, bravi amministratori”. Certo, aggiunge, “dovrebbero rafforzarsi un poco dal punto di vista delle competenze giuridico-economiche”. Perché per ‘sfidare’ l’Europa, conclude, “non basta essere stati europarlamentari: bisogna farsi consigliare”.